venerdì 25 giugno 2010

6 anni fa

Oggi sono 6 anni.
Sono passati 6 anni dalla morte di mia madre.

Era l'una meno dieci di notte quando arrivai a casa.
A quel tempo non avevo il computer e me ne stavo, la sera, a casa di mia sorella a navigare. Non tutti i giorni, ma capitava abbastanza spesso.
Poi, quando si faceva abbastanza tardi e il traffico diminuiva, prima di tornare a casa, facevo un giro in macchina. Andavo piano, senza metà e senza perché. Tiravo quasi mattina certe volte.
Mi capitava spesso di andare in certi gironi infernali dove si vendevano, e credo che si vendano anche oggi, corpi. Un girare senza sosta di macchine. Un cercare l'introvabile. Il mercato dei sogni in un incubo vorticante.
Mi resta di quel periodo una collezione d'immagini sepolta in testa.

Ma quella sera, calda, ero arrivato a un punto in cui sia internet che quel vagare con poco senso avevano perso anche quel poco che davano.
Finita la ricerca sulle puntine per giradischi - volevo rimettere in sesto l'apparecchio che avevo usato per anni - spensi il calcolatore, uscii e salii sulla mia vettura per cominciare il solito giro.
Ma, fatti pochi Km, arrivato alla prima rotonda, alla seconda forse, invece di proseguire come facevo di solito, tornai indietro. Non era noia. Potrei definirlo come l'impressione che tutto sia ormai diventato vano; che non ci sia né medicina né surrogato che possa colmare il vuoto.

Arrivato a casa trovai mio padre che mi aspettava in garage. Mi disse che la mamma non stava bene.
Quando la vidi, dopo aver parcheggiato, camminava, non accusava forti dolori.
Tutto sembrava lasciar pensare ad un malessere passeggero. Ma c'era qualcosa di diverso dal solito che mi mise in allarme. Mio padre aveva scritto il numero della guardia medica e continuava ad insistere per convincerla ad andare al pronto soccorso o almeno lasciarlo telefonare al medico.
Mia madre non voleva saperne.
La feci parlare un po', non sono medico ma qualcosa mi è capitato di leggere, e, tra le varie possibilità pensai all'infarto. Glielo dissi più per spaventarla e convincerla ad andare a farsi visitare, non aveva dolori forti.
Niente da fare.
Si sedette sul divano e crollò.
Quelli furono gli ultimi minuti in cui la vidi viva.

In pochissimo tempo gli controllai il polso. Arresto cardiaco.
Telefonai al 118. Quando mi chiesero di dargli un numero di telefono mi passò per la testa: "Ma che cazzo volete il numero! Mandate subito un ambulanza".
Ma non dissi niente, avevo ben chiaro che non c'era tempo da perdere e scandii le cifre, quasi urlando, come avrebbe potuto farlo un militare ad un suo superiore.
La stesi sul pavimento e cominciai il massaggio cardiaco guardando il vecchio pendolo.
Avevo in mente solo queste parole mentre le praticavo il massaggio: "Danni cerebrali permanenti".
La lancetta scorreva e l'ambulanza arrivò rapidamente.
Mi sostituirono nel massaggio e le applicarono un misuratore di pressione al dito. Segnava 82 la massima e 62 la minima, chiaramente non leggeva nulla.
82: l'anno in cui feci la maturità.
62: l'anno in cui sono nato.
Per me potrebbero essere le mie date di nascita e di morte.
Lo pensai in quel momento.

...

La mattina, dopo la notte insonne, cominciai subito a controllare cosa c'era in casa. Dai soldi al cibo...
Di quello che si occupava mia madre avrei dovuto farlo io, da quel giorno. Non me lo disse nessuno. Mi trovai a farlo, immediatamente.

...

Oltre alle cose pratiche, che si fanno e basta, più o meno bene, certo, mi sono trovato a essere...No, non essere e nemmeno fare...Insomma, non riesco a gestire i miei di sentimenti, se ancora ne ho, quando si tratta di quegli degli altri, seppur vicini, per me è come essere travolto da un'onda di fango.
Ieri, per cause banali credo, lite tra sorella e suo marito.
Telefona a me.
La prima cosa che le dico è che non sono cazzi miei.
Poi mi passa mio nipote che mi dice:" Anch'io non sto troppo bene".
Cazzo!
Io pure quando sto di merda dico di non sentirmi troppo bene.
E mi ricordo le liti tra mia madre e mia nonna che vivevano con me sotto lo stesso tetto, quando ero ancora bambino, come mio nipote ora. E non erano liti tra suocera e nuora ma tra madre e figlia, si portavano dietro anni e anni di incomprensioni di cui io non sapevo assolutamente nulla e che subivo e basta, uno spettatore forzato ad assistere.
Gli dico di star tranquillo, che son cose che succedono, due parole, dette male e senza troppa convinzione per tirarlo un po' su.
Stamattina mia sorella mi dice che mio nipote ha capito che gli voglio bene.
Un po' di tempo fa aveva chiesto a sua madre se gli volessi bene perché non lo dico mai, non sono espansivo a parole. Oggi mi ha detto, il nipote, che l'ha capito dai fatti. E' bastato dire due parole al telefono.

...


Mia madre è morta poco dopo il terzo compleanno di mio nipote.
Le piaceva fare la nonna.
Durante questi tre anni mi capitava di guardarlo e pensare: "Se muoio ora per lui sarò solo un nome e basta. Se mi dovessi ammazzare dovrei farlo in questi tre anni, quelli della prima infanzia, e darei un dolore di meno, poi si comincia a ricordare".
Sì, sono uno di quelli che lo pensa.
Di fatto sono ancora qui a scrivere.
Mi capitava, durante dei giorni particolarmente brutti, di lasciarmi scappare qualche parola di troppo com mia mamma; non riuscivo a trattenerla dentro.
Mai fatto scene, però, qualche volta mi sono lasciato andare a dire quello che non avrei mai dovuto dire a mia madre.
Mio nonno, il padre di mia madre, il suicidio l'ha tentato veramente.
Fu salvato all'ultimo momento, non conosco i dettagli, e ricoverato.
La cura fu l'elettroshock.
Fu un ottimo nonno.
Per me elettroshock è una bella parola, ma solo per me, non m'interessa quale sia la tecnica e le cotroindicazioni.

martedì 22 giugno 2010

La Venere della rotonda

C'è stato un periodo che facevo il commesso in una videoteca.
Questa era locata, ho voglia di scrivere di merda oggi, in un paesino del vero hinterland milanese a 10 Km. da casa mia.
Per recarmici utilizzavo un'autovettura e percorrevo una strada, anche più di una. Più di una strada, non più di un'automobile, sono sempre stato parsimonioso.
Ad una rotonda vedevo spesso una prostituta che, a gusto mio, avrebbe fatto passare la voglia anche al più affamato dei ciechi.
Per dirla tutta, ogni volta che la vedevo, pensavo:
"Cazzo, ma nemmeno se mi paga...".
Per di più, col passare del tempo mi accorsi che sembrava sempre incinta, almeno all'ottavo mese. Presentava, alla rapida osservazione che mi consentiva il traffico, un pancione che era molto simile a quello dei grandi bevitori di birra.
"Ma come cazzo si fa? Ma neanche se mi pagassero molto".

Un giorno, mentre ero rinchiuso in quello sgabuzzino che chiamavano videoteca a 5000 £ all'ora - Il negozio era di una società di 4 persone di cui 2 erano, e formalmente lo sono tutt'ora, miei amici, dunque ero pagato in nero - vidi entrare, nel locale deserto, quella Venere della rotonda.
"Minchia, da vicino è anche peggio"! Pensai, assumendo la mia espressione cortese, formale e senza sigaretta. Che con qualche cm. in più avrei potuto anch'io dire la mia nel mondo del cinema. Clint Eastwood col sigaro ed io con la sigaretta, o senza.
Lei si guardò un poco in giro e scelse un film dell'orrore.
"Ci avrei giurato. Sarà per sentirsi un po' bella che guarda certi film". Pensai mascherato dalla mia inespressività.
Si avvicinò al bancone e cominciai a recitare il rosario del regolamento della videoteca, cosa che facevo con ogni nuovo cliente:
"...Dunque dovrebbe lasciarmi prendere i suoi dati da un suo documento". Finii così la litania mentre prendevo la scheda-cliente da compilare.
"Certo, un attimo e le do la carta d'identità".
"Prego, faccia pure con comodo, tanto non c'è nessuno".
Non c'era mai nessuno a quell'ora ed io ne approfittavo per studiare geometria, avevo il libro sul bancone e lo stavo guardando quando lei mi allungò la sua carta d'identità, che presi senza prestare attenzione.
Mi misi a compilare la scheda in modo automatico.
Cognome: XXX
Nome: Gaetano
GAETANO!?
Mi forzai ad una inespressività pokeristica e, senza alzare gli occhi dal foglio, nemmeno per un momento, continuai a scrivere. I più accorti avrebbero solo notato un breve attimo in cui la mia mano si fermò per poi sussultare millimetricamente.
"Mah...Anche come uomo non è un granché...Ma chi lo può pagare...Ma come cazzo fa a sopravvivere"?

giovedì 17 giugno 2010

Non ho le idee chiare (Verbale scritto anche un po' male) 2

Non posso dire che l'esperienza si sia definitivamente conclusa.
I problemi ci sono.
Di volta in volta non si capisce dove finisca il gioco e cominci la realtà.
Non sono riuscito ad identificarmi in un pupazzetto ma, al contrario, identifico gli altri attraverso quello.
Dunque devo ammetterre di essere identificato attraverso quello, non mi piace.
Interessanti le situazioni limite e gli scenari che si possono creare, quello sì.

Questo ha portato a una richiesta, mia, di chiudere l'accuont in seguito a un problema non serio, per me fastidioso ed inirente solo al gioco, ma che avrebbe solamente portato al cambiamento della marionetta, che considero "sporca" tra virgolette ( e l'ho anche scritto in altri posti tra virgolette, cazzo)!
Ora, senza entrare nei dettagli, ho avuto l'impressione che questo non sia stato letto in questo modo da coloro che mi erano più vicini.
Dunque, non so se cambiare o attendere la riattivazione, richiesta un paio di giorni fa, del vecchio account.

Può, naturalmente, essere vero che sl non faccia per me.

Mi manca, non ovviamente, il "contatto" con alcune persone là conosciute, anche se solo "virtualmente". (oggi è il giorno che le virgolette si buttano)

Non ho, al momento, nessuna speranza che mi si schiarischino le idee.
Vedremo se ci sarà un verbale 3.

Se qualcuno avesse qualcosa da dire passando di qui..

martedì 15 giugno 2010

Rammstein - Pussy


500.000 rock & metal videos on ROCKTUBE and METALHEAD

Esperimento mentale.
Provate ad immaginare i cugini di campagna che girano un video simile.

P.S.
Tanto per giustificare il divieto ai minori di questo blog e perchè sono al momento bloccato in un sito che frequento e ho più tempo per scrivere stronzate.

lunedì 14 giugno 2010

i quasi adatti

e mi sa di esserlo...merda!

lunedì 24 maggio 2010

1968 parte 2 di un tot ( il giorno che ho imparato a leggere )

Sono sul molo di Porto S. Giorgio a fine agosto o inizio settembre, poco dopo l'alba, tra le 6 e le 7.
Capitava che mio padre mi svegliasse presto per andare a vedere i pescherecci che scaricavano il pescato. Poi mi portava al mercato del pesce, forse non  quell'anno, ero troppo giovane per ricordarmelo ora, e mi portava a vedere l'asta per la vendita. Ci facevano entrare perché eravamo turisti. Ai non addetti ai lavori del posto l'entrata era interdetta, non volevano far sapere il prezzo all'ingrosso del pesce. Ma mio padre chiedeva il permesso e, vuoi per l'inflessione dialettale diversa, vuoi perché c'ero io bambino assieme a lui, non ci fu mai negato. Ho l'immagine nitida delle cassette di pesce e di quella specie di orologio con una sola lancetta che segnava il pezzo, che diminuiva col passare del tempo, fino a quando non si fermava perché un'acquirente aveva premuto un pulsante che confermava la vendita al prezzo segnato da quella lancetta. Sembrava, ma è un paragone che mi viene ora, di stare ad una sfilata. In basso la passerella dove passavano casse di triglie, scorfani, orate e tante altre specie a farsi ammirare e, al fianco, una gradinata piena di un pubblico particolare, che oltre a guardare poteva comprare quello che sotto passava.
E comunque, vedere l'alba sul mare, come certi tramonti, è uno spettacolo indimenticabile.

Capitavano anche giorni di pioggia.
Non credo che allora avessi già sviluppato il mio odio verso la spiaggia, ma non mi ricordo giornate di noia, perché piovose, quando ero al mare.
 Ho una fotografia mentale di un momento di uno di quei giorni. Una foto un po' falsa, perché mi vedo anch'io, che sono il fotografo. A meno che non abbia un autoscatto mentale.
E' una giornata nuvolosa, sempre di quella vacanza del 1968, in cui andai al mare solo con mio padre perché mia madre era in attesa di mia sorella, e stiamo passeggiando quando comincia a piovere.
Ci ripariamo sotto la tettoia che ripara la porta d'entrata di una palazzina e, per passare il tempo, mio padre comincia a leggermi ad alta voce qualche pagina del libro che ha con sé.
Io sono appoggiato ad uno stipite di quella porta e mio padre all'altro. Ma in un attimo non sono più là. Vengo trasportato nella foresta amazzonica dove un'anaconda sta per sferrare l'attacco. Ogni tanto mio padre ferma la lettura e mi spiega come è fatto questo serpente gigantesco che può ingoiare in sol boccone un vitello intero.
Io sono rapito.
Che bella cosa deve essere quell'oggetto che mio padre teneva tra le sue mani. Che belle cose contenevano quegli strani segni che disegnavano le sue  pagine.
Le lettere avrei cominciato a conoscerle qualche settimana dopo, ma fu lì che imparai a leggere.

Più avanti nel tempo, verso la fine delle elementari, chiesi a mio padre di procurarmi quel libro. Ormai leggevo rapidamente e non mi ero scordato di quello che avevo sentito quel giorno dell'estate del 1968.
Mio padre andò a prenderlo nella biblioteca della ditta.
Già!
A quei tempi, fra le varie conquiste sindacali, tra cui c'era la doccia negli spogliatoi, e gli operai cominciarono a puzzare di meno, c'era anche, almeno nelle fabbriche più grosse, una biblioteca.
Quando, una sera d'inverno dei primi anni '70, arrivò a casa con quel libro, prima di darmelo mi fece fece un discorsetto. Mi disse che all'inizio di quel racconto c'erano delle cose che non avrei potuto capire bene alla mia età, ma, che si fidava di me e me lo avrebbe dato da leggere integralmente.
Rimasi un po' stupito dal suo discorso, ma avevo in mano quello che desideravo e non diedi troppa importanza alle sue parole, anzi, fui lusingato dal fatto che meritassi la sua fiducia.
La parte della storia che effettivamente non capii troppo, me la ricordo ancora bene, parlava dei pastori di lama che, sperduti sulle Ande solo con il gregge di bestie, sfogavano le loro voglie con questi animali, ammalandosi così gravemente da morire. Per questo il governo peruviano aveva imposto che ogni pastore portasse con sé una donna.
No, non la capii bene.
Era l'ammalarsi che non mi tornava.
Dopotutto una idea, seppur vaga, di come si fanno i bambini, già l'avevo. Che i bambini hanno il pisello e le bambine no, lo sapevo, l'avevo visto. Non provengo da una famiglia così bacchettona da nascondere il fratello dalla sorella, entrambi ancora bambini.
Dunque la meccanica dell'atto non mi era completamente sconosciuta, ma non capivo la parola malattia.
Che c'entra la malattia?
La risolsi in questo modo. Evidentemente era un errore e malattia stava per incidente.
Fatte due misure mentali tra l'altezza media di un uomo e quella di un lama è evidente che il primo, per poter sfogare le sue voglie, debba dotarsi di un rialzo, anche abbastanza alto. Non è altrettanto evidente ma abbastanza intuibile, che un lama non sempre si trovi nella disposizione mentale di accogliere il suo pastore e, allora, può capitare che faccia movimenti scomposti, compromettendo il già precario equilibrio del pastore.
Su un terreno accidentato e pietroso, come quello andino, non credevo fosse difficile cadere e battere la testa, anche tanto forte da rimanere ucciso.
Fu così, che leggendo quel libro, I Fiumi Scendevano A Oriente s'intitola, imparai quale fosse, nella mia mente di fanciullo, il nome  della prima malattia sessualmente trasmessa fra le tante che, in seguito, leggendo enciclopedie o parlando con studenti di medicina, avrei imparato a conoscere.
Il trauma cranico.

Non ho le idee chiare (Verbale scritto anche un po' male)

Che è un eufemismo perchè dovrei dire che non ci sto capendo un cazzo.
Non ho mai voluto usare il computer come mezzo di comunicazione, un po' perchè della maggior parte delle comunicazioni possibili importa sega, un po' perchè ho paura dei risvolti, pratici e, o, emozionali che siano, queste possano creare. 

Invece adesso mi trovo ad usare uno di questi mezzi di comunicazioni, che viene detto virtuale.


E' avvenuto tutto per caso, cominciando dalla fine di lugllio dell'anno scorso.


Una ricerca con google, non mi ricordo per cosa, ma che non aveva nulla a che fare con sesso, puttane o argomenti a questi correlati e mi trovo tra i primi risultati la notizia che esiste un sito dove i clienti danno i voti alle escort.
Trovo questo strano e, curioso come sono, apro il link e all'interno trovo il collegamento a questo sito.
Vado a vedere.
Belle fotografie, non c'è che dire, e ci sono veramente le recensioni degli incontri.
Leggo.
Alcuni divertenti, altri comici, altri ancora verbali degli incontri.
Ebbè...un po' ci penso, se è veramente così come scrivono alcuni è come andare sull'ottovolante al luna park. Anche i prezzi, così, per provare una volta, sono abbastanza abbordabili.
Guardo un po' di schede delle ragazze disponibili e trovo che una di queste ha un blog.
Lo leggo e mi piace. Non tanto per la parte trasgressiva quanto per alcune storie di gente costretta ad emigare dal proprio paese.


Devo fare un inciso.
Ogni tanto viene a trovarmi la bestia. Quando arriva non c'è niente da fare. Io non voglio assumere sostanze psicotropiche e la psicanalisi la potrei tenere solo dalla parte del manico. Come mentirei ad un confessore mentirei anche ad un psicanalista. Il muro che mi sono costruito è talmente tanto spesso e solido che non permetterebbe a nessuno di guardare all'interno. Dovrei avere una fiducia talmente incondizionata per permettere a qualcuno di guardare dentro che sarebbe al limite dell'umanamente possibile. 
Siccome sono come sono diventato, certo partendo dalla mia matrice, ma anche gli eventi della vita scrivono in quella matrice, non mi resta da fare altro che aspettare che la bestia finisca di divertirsi e se ne vada.
Per un po', a volte a  lungo. Ma è sempre tornata.
Quando la bestia si sta divertendo con me ragiono male.
Quello era uno di quei periodi. Mi è stata attaccata per più di 15 giorni e giocava pesante.


Torniamo al blog che sto leggendo, mentre ragiono di merda.
Mai letto un blog prima ma quello mi piace. Non so come dire ma sento il bisogno di stabilire un contatto. Scopro che c'è la funzione commenti.
Lascio un commento che ora, col senno di poi, trovo stupidamente polemico. Sto ragionando male d'altra parte. Mi risponde carinamente.
Penso che potrei andare da lei, anche se devo aspettare. Quando c'è la bestia l'unico desiderio che ho è quello di andare a dormire e magari non risvegliarmi più. Non è bello ma è così.
Per farla breve, poi alla fine non ci sono andato perchè, in momenti in cui ragiono normalmente, mi rendo conto che non è quello che cerco.
Potrei certo andarci, non è una questione morale per me. Se fossi accompagnato sarebbe una questione di rispetto e fiducia verso l'altra persona, ma visto che sono solo, sarebbero solo cazzi miei.
Ma questo è un altro discorso, torniamo al dunque.


Da questo blog ne scopro altri, in alcuni mi fermo. Scopro che c'è un mondo di relazioni che mi era sconosciuto. Oltre a leggere le storie, le opinioni di altre persone, con i commenti si stabiliscono quasi dei dialoghi. Comincio a commentare anch'io dove, tra enormi differenze, trovo un territorio comune. Credo che sia anche bisogno di contatti umani che vadano oltre il buongiorno-buonasera. 
Una crepa nel muro.


Passano i mesi, trovo alcuni blogger e commentatori simpatici. Mi par di capire, ma io ho un'intelligenza sociale prossima allo zero, e questo mi lascia sempre dei dubbi quando incontro persone, sia di persona che attraverso contatti solo scritti, di non essere del tutto rifiutato.


Si comincia a parlare di "virtuale". 
Per me, pur non essendo dentro queste cose, virtuale è un modello matematico che serve a "replicare" qualche evento naturale. Per esempio i francesi che fanno scoppiare le bombe atomiche nell'atollo di Muroroa per acquisire i dati in modo che le prossime bombe "scoppino" solo all'interno dei loro supercomputer attraverso una simulazione virtuale.
La cosa mi lascia indifferente. So che esiste questa second life, ma, un po' quello che ho letto di gente che quasi rinuncia alla vita di tutti  i giorni per quello che credo sia solo un gioco e un po' perchè non mi attrae e basta, mi convince a non guardarla neppure.
Scopro poi, leggendo commenti qua e là che viene usata come chat da persone con cui ho avuto qualche scambio di idee interessanti, comincia ad essere più attrattiva.

Un giorno, mentre leggo un blog, vedo che c'è il tasto di google connect, mi pare, che avevo sottoscitto tempo addietro per non mi ricordo che cosa. Così, 5 minuti liberi e senza nessun perchè, sciaccio il tasto e dopo mesi, addirittuta forse più di un anno, mi loggo a sta cosa. Mi appare una richiesta di amicizia, manco sapevo che esistesse una cosa simile, di una blogger. Dal momento che ero in un altro blog, di un'altra persona che segue il virtuale, lo prendo come un implicito invito. Mi registro a second life, se è una chat con persone interessanti si può fare. Siccome sono diffidente e non voglio la casella di posta intasata di spam mi registro con una ten minute mail.
Accidenti!
C'è un programma da scaricare.
Eh no, figuriamoci se lo fanno per linux, penso, e di sporcare i registri di windows, che non userei del tutto, non se ne parla.

Passa un mese e mi ritrovo, non so perchè ( non so perchè è la storia della mia vita), nel sito second life e mi accorgo che esiste il programma per linux. Con linux non ci sono problemi di registri che si intasano, non ci sono proprio quei registri, e scarico il programma,  tanto se non mi piace lo tolgo in un attimo e l'istalla-disinstalla non farebbe danni.


Guardo un po' in giro. Non mi dice nulla. Quando mi collego, raramente, mi siedo su una panchina, o meglio, faccio sedere l'avatar su una panchina credendo di veder passare di lì uno che conosco, qualche indizio era stato lasciato nei blog e in alcuni profili, lascio due indizi nel mio profilo. Una cosa assolutamente stupida, lo so mentre lo sto facendo, ma non so che altro fare. Ed io faccio fatica a chiedere.


Dopo 2 o 3 settimane mi decido a cercare. Fin troppo semplice, in capo ad una mezzora trovo  tre nomi, due c'erano già dall'inizio della ricerca. Ho la possibilità di contatto. Due rispondono quasi subito.


Problema 1
Adesso sono lì e non so perchè (storia della mia vita, come dicevo), sono spaesato, anche emozionato, reazione inaspettata. 
Problema risolto in una settimana circa.


Problema 2
Odio le cose troppo facili, m'insospettiscono. E' anche vero che la gatta malfidente quello che fa, pensa, ma io sono lì solo per incontrare un po' di gente. Fatto sta che i primi giorni mi comporto, senza volerlo, è un mio automatismo, come un quasi deficiente.
Problema risolto quando capisco che in secon life ci si "può chiudere dentro" e certe precauzioni sono inutili.


Problema 3
Esiste una sola vita, ma uno delle cose meno chiare da capire sono i paletti tra second e real life, che dovrebbero variare da persona a persona. Trovo spiazzante, per me poi che ho anche il telefono sempre spento, leggere nei profili frasi del tipo...Insomma, basta una parola per dire non rompetemi i coglioni o le ovaie che siano. Ma il vedersela scritta, implicitamente o esplicitamente che sia, mi mette  a disagio. Cioè, cazzo, se entro in uno scompartimento di un treno e non mi va di parlare di certe cose  mica indosso una maglietta con scritto non rompetemi le balle su questo o su quello. Se succede che non voglia parlare e c'è un rompiballe cambio scompartimento. 
In second life poi si parla di tutto!
Che bisogno c'è di specificare a priori l'evidente? 
Io lo leggo come un non rompete in generale e aspetto che mi chiamino, tranne rare volte.
Problema irritante e tuttora irrisolto.


Problema 4
Va beh...L'anzianità c'è dappertutto. Ci sono un sacco d'argomenti di cui non capisco di cosa si tratti. Me ne sto schiscio e aspetto, a meno che non mi scazzi prima.
Problema che si risolverà col tempo, se ci sarà tempo.

...

No, quello che ho scritto mi serve anche per tener a bada la bestia, è un po' che è ritornata a girarmi intorno. Se riesco a non farla avvicinare troppo tutto si riduce a qualche ora di malumure.
Quasi una fiera di paese al confronto di quando entra.