Oggi sono 6 anni.
Sono passati 6 anni dalla morte di mia madre.
Era l'una meno dieci di notte quando arrivai a casa.
A quel tempo non avevo il computer e me ne stavo, la sera, a casa di mia sorella a navigare. Non tutti i giorni, ma capitava abbastanza spesso.
Poi, quando si faceva abbastanza tardi e il traffico diminuiva, prima di tornare a casa, facevo un giro in macchina. Andavo piano, senza metà e senza perché. Tiravo quasi mattina certe volte.
Mi capitava spesso di andare in certi gironi infernali dove si vendevano, e credo che si vendano anche oggi, corpi. Un girare senza sosta di macchine. Un cercare l'introvabile. Il mercato dei sogni in un incubo vorticante.
Mi resta di quel periodo una collezione d'immagini sepolta in testa.
Ma quella sera, calda, ero arrivato a un punto in cui sia internet che quel vagare con poco senso avevano perso anche quel poco che davano.
Finita la ricerca sulle puntine per giradischi - volevo rimettere in sesto l'apparecchio che avevo usato per anni - spensi il calcolatore, uscii e salii sulla mia vettura per cominciare il solito giro.
Ma, fatti pochi Km, arrivato alla prima rotonda, alla seconda forse, invece di proseguire come facevo di solito, tornai indietro. Non era noia. Potrei definirlo come l'impressione che tutto sia ormai diventato vano; che non ci sia né medicina né surrogato che possa colmare il vuoto.
Arrivato a casa trovai mio padre che mi aspettava in garage. Mi disse che la mamma non stava bene.
Quando la vidi, dopo aver
parcheggiato, camminava, non accusava forti dolori.
Tutto sembrava lasciar pensare ad un malessere passeggero. Ma c'era qualcosa di diverso dal solito che mi mise in allarme. Mio padre aveva scritto il numero della guardia medica e continuava ad insistere per convincerla ad andare al pronto soccorso o almeno lasciarlo telefonare al medico.
Mia madre non voleva saperne.
La feci parlare un po', non sono medico ma qualcosa mi è capitato di leggere, e, tra le varie possibilità pensai all'infarto. Glielo dissi più per spaventarla e convincerla ad andare a farsi visitare, non aveva dolori forti.
Niente da fare.
Si sedette sul divano e crollò.
Quelli furono gli ultimi minuti in cui la vidi viva.
In pochissimo tempo gli controllai il polso. Arresto cardiaco.
Telefonai al 118. Quando mi chiesero di dargli un numero di telefono mi passò per la testa: "Ma che cazzo volete il numero! Mandate subito un ambulanza".
Ma non dissi niente, avevo ben chiaro che non c'era tempo da perdere e scandii le cifre, quasi urlando, come avrebbe potuto farlo un militare ad un suo superiore.
La stesi sul pavimento e cominciai il massaggio cardiaco guardando il vecchio pendolo.
Avevo in mente solo queste parole mentre le praticavo il massaggio: "Danni cerebrali permanenti".
La lancetta scorreva e l'ambulanza arrivò rapidamente.
Mi
sostituirono nel massaggio e le applicarono un misuratore di pressione al dito. Segnava 82 la massima e 62 la minima, chiaramente non leggeva nulla.
82: l'anno in cui feci la maturità.
62: l'anno in cui sono nato.
Per me potrebbero essere le mie date di nascita e di morte.
Lo pensai in quel momento.
...
La mattina, dopo la notte insonne, cominciai subito a controllare cosa c'era in casa. Dai soldi al cibo...
Di quello che si occupava mia madre avrei dovuto farlo io, da quel giorno. Non me lo disse nessuno. Mi trovai a farlo,
immediatamente.
...
Oltre alle cose pratiche, che si fanno e basta, più o meno bene, certo, mi sono trovato a essere...No, non essere e nemmeno fare...Insomma, non riesco a gestire i miei di sentimenti, se ancora ne ho, quando si tratta di quegli degli altri, seppur vicini, per me è come essere travolto da un'onda di fango.
Ieri, per cause banali credo, lite tra sorella e suo marito.
Telefona a me.
La prima cosa che le dico è che non sono cazzi miei.
Poi mi passa mio nipote che mi dice:" Anch'io non sto troppo bene".
Cazzo!
Io pure quando sto di merda dico di non sentirmi troppo bene.
E mi ricordo le liti tra mia madre e mia nonna che vivevano con me sotto lo stesso tetto, quando ero ancora bambino, come mio nipote ora. E non erano liti tra suocera e nuora ma tra madre e figlia, si portavano dietro anni e anni di
incomprensioni di cui io non sapevo
assolutamente nulla e che subivo e basta, uno spettatore forzato ad assistere.
Gli dico di star tranquillo, che son cose che succedono, due parole, dette male e senza troppa convinzione per tirarlo un po' su.
Stamattina mia sorella mi dice che mio nipote ha capito che gli voglio bene.
Un po' di tempo fa aveva chiesto a sua madre se gli volessi bene perché non lo dico mai, non sono espansivo a parole. Oggi mi ha detto, il nipote, che l'ha capito dai fatti. E' bastato dire due parole al telefono.
...
Mia madre è morta poco dopo il terzo compleanno di mio nipote.
Le piaceva fare la nonna.
Durante questi tre anni mi capitava di guardarlo e pensare: "Se muoio ora per lui sarò solo un nome e basta. Se mi dovessi ammazzare dovrei farlo in questi tre anni, quelli della prima infanzia, e darei un dolore di meno, poi si comincia a ricordare".
Sì, sono uno di quelli che lo pensa.
Di fatto sono ancora qui a scrivere.
Mi capitava, durante dei giorni
particolarmente brutti, di lasciarmi scappare qualche parola di troppo com mia mamma; non riuscivo a trattenerla dentro.
Mai fatto scene, però, qualche volta mi sono lasciato andare a dire quello che non avrei mai dovuto dire a mia madre.
Mio nonno, il padre di mia madre, il suicidio l'ha tentato veramente.
Fu salvato all'ultimo momento, non conosco i dettagli, e ricoverato.
La cura fu l'elettroshock.
Fu un ottimo nonno.
Per me
elettroshock è una bella parola, ma solo per me, non m'interessa quale sia la tecnica e le
cotroindicazioni.