mercoledì 1 dicembre 2010

Cosa c'entrano Lillo e Greg con il sesso in second life?

C'entrano niente. Niente di niente.
Ma confronto a certe situazioni, solo certe, non tutte, che mi capita di vedere in second life, che sono rigide, l'elasticità mentale che mostra questo sketch rende certi posti virtuali simili ad un chiostro di un convento.
Per quanto, si sa, che nei conventi...Anche la sventurata rispose!




:-))

Oggi ha nevicato ma è andata bene

Non è piovuto in casa...
Per il resto...Cazzo, ma perchè sono così tanto complicato!!!
Quelli come me dovrebbero nascere con il libretto d'istruzioni, Merda!!!

lunedì 29 novembre 2010

Mentre il martello pneumatico demolisce...Mi prendo una pausa

Oggi non piove, ho appena finito il pranzo ed ho un po' di tempo. Scrivo un po'.
Ieri giornata brutta in casa, per fortuna sono riuscito a contenere i danni.
Ieri giornata deludente in quello strano posto che si chiama sl, non con tutti quelli che ho incontrato, ma con alcuni molto deludente.
Ho imparato i seguenti sinonimi, meglio dire eufemismi, di sesso:

1) mi hanno fatto un regalo e desiderano offrirmelo in intimità
2) si era nel bel mezzo di un rito

Boh...Io ero rimasto a scopare... Qualsiasi cosa voglia dire.

Però adesso toglietemi la friend, io non ho voglia di sprecare un click per una cosa così poco importante.
Resto solo un po' deluso. Non so se nel gioco che stanno facendo questo dia un gran punteggio o no, ma qualche punto possono segnarlo, da me non ne avranno altri.

Fine pausa, torno alle cose serie.

lunedì 18 ottobre 2010

Porco Rosso


Nell'ultimo numero della rivista Esseelle-Movie Magazine, in un articolo scritto da Ariolauro Auer, viene citato questo film d'animazione del 1992.
Mi era stato consigliato tempo fa da un mio amico e ne avevo visto solo alcuni spezzoni ma, un po' per il tempo a disposizione, un po' perchè ho  preferito fare altre cose, non sono mai riuscito a vederlo completamente.
Non sono qui per fare una recensione di questo film; la trama e chi sia il regista potete trovarli facilmente in rete.
Leggo che il 12 novembre 2010 dovrebbe uscire finalmente nelle sale italiane; forse in una versione doppiata, fino ad ora e stato disponibile solo in giapponese con i sotttitoli in italiano.

E' che il protagonista, il Porco Rosso, si chiama Marco, come me...Bello!
Dicevo, qualche post fa, di come mi sentissi puzzled, disorientato.
Ora mi sta capitando di peggio. Vedo le tessere che vanno a posto e formano disegni insospettati. Vedo coincidenze e serie di coincidenze...
Marco...Porco...I cartoni animati...Second life...
Pazzia?
Poco male...Come dice il Comma 22, chiunque è pazzo può chiedere di essere esentato dalle azioni di guerra, chi chiede di essere esentato dalle azioni di guerra non è pazzo.
I cartoni animati, fare il porco...Già...Porco sì, ma non con tutte.
Forse non mi sta capitando niente di peggio...Mi sta capitando qualcosa.

sabato 2 ottobre 2010

Tentativi, seppur vani, di risposte possibili

42 è la risposta alla domanda fondamentale della vita per la guida galattica per gli autostoppisti. Da qui si capisce che, prima delle risposte, sono importanti le domande. Uso l'indicativo sono e non il congiuntivo siano perchè esprimo una certezza.

Gli anni '90 sono stati un gran bel periodo per la lettura. I libri si trovavano a prezzi a volte irrisori. Libri di non recente uscita, certo, ma le collane del tipo 100 pagine 100 lire per me sono state quasi come vincere un terno al lotto. Non c'era ancora Internet, o meglio, c'era ma molto più piccola, e non bastava una ricerca per trovare cose come la regola sanitaria salernitana, di cui non ricordo quasi nulla. Anche per dargli solo una sfogliata a queste cose si era dipendenti dalla carta. E mica tutta le biblioteche le avevano. Io poi frequentavo solo quella del mio paesuncolo.
Fu leggendo uno di questi libri, l'autunno del medioevo di Huizinga, che m'imbattei in una citazione di un'opera che non avevo mai sentito. La visione di Piero l'aratore. Non sono uno storico ma alcuni testi medievali li conoscevo, tipo le roman de la rose o i racconti di Canterbury. Di quello non avevo mai sentito parlare.

Da lì a qualche anno, verso la fine degli anni '90, mia sorella comprò un computer.
Anche se era un decennio che non mettevo mano su una tastiera, il più esperto in casa ero io in informatica. Ripresi ad usare il calcolatore con quella cosa in più che si chiama internet.

Non fu tra le prime cose che cercai. Le prime furono canzoni e le previsoni del tempo, ma subito dopo cercai la visione. La trovai, anzi, le trovai quasi subito e ne stampai una versione messa a disposizione da non mi ricordo quale università.
M'imbattei in una lingua, il middle english, di cui capivo pressochè nulla. M'incuriosii ancor di più e per natale dissi a mia sorella che mi sarebbe piaciuto avere quel libro con la traduzione in italliano a fronte. Le ci vollero 2 anni per trovarlo, ma ci riuscì. Il natale di 2 anni dopo, facendomi credere nei mesi precedenti che era quasi una missione impossibile trovarlo, me lo nascose nel tascone di una giacca a vento che mi spacciava come regalo sostitutivo. Sarò pirla ma fui felice quando lo vidi quel libro.

Do well, do bet, do best. Tradotti con fai bene, fai meglio, fai "il meglio". Forse è quello il messaggio principale di quel testo. Ma quello che più è interessante è il racconto, in cui non solo c'è il sogno, ma anche il sogno nel sogno. Questa settimana ho visto 2 film, il 13° piano e inception, e questo già basterebbe per spigarmi perchè sto scrivendo questo, ma ogni volta che sento parlare di virtuale o di sogno io penso alla visione.

A fair feeld ful of folk fond I ther bitwene. Ecco un verso della visione, e nel mezzo un bel prato scorsi pieno di gente, rappresenterebbe il mondo e l'umanità. Per me è second life. Ma sl per me non è sempre fair, anzi...

Esistono 2 forme di solitudine. La prima è quella cercata ed è una benedizione. L'altra è quella che ti colpisce alle spalle, che si insinua tra te e gli altri nei praticelli pieni di gente, ed è una disgrazia.

Questo video mi piace. Rammstein - Ohne dich - Senza te. Anche l'ambientazione montana mi piace, anche se io non sono andato oltre la Grignetta.






Quello che trovo strano è che la prima cura la seconda. E' forse l'unico caso in cui l'omeopatia funziona. Si cerca di stare soli per non trovarsi soli.

E a questo punto si ritorna alla domanda, che ha una domanda come risposta...

mercoledì 29 settembre 2010

Le grandi domande della vita

Ma che cazzo è?



lunedì 27 settembre 2010

crypta

E' da quando c'è che la chiamo così.
Per farsi un'idea l'immagine panoramica sotto il titolo del blog è una foto della crypta.
Di fatto è una parte della cantina di casa mia, in pratica ci abito.
Ci dormo anche, più fresca d'estate e d'inverno posso lasciare la finestra aperta, non spalancata.
Ha un calorifero sovradimensionato e quando accendo, la mattina, il riscaldamento, non impiega molto a ritornare a temperature accettabili.
Fumo anche, lasciare la finestra aperta è quasi una necessità, oltre che, per me, una comodità.
Mi piace dormire al freddo sentendo il peso delle coperte.
Quando è stato costruita stavo finendo il liceo, primi anni '80, e mi ricordo che pensai:"Toh, un posto tutto per me solo ora che mi manca l'università, tra 5 o 6 anni non servirà più".
Di solito studiavo in cucina, oppure, se non dovevo scrivere, al cesso.
Studiavo poco del resto...
Sono ancora lì, anzi, qui.

Quando ho cominciato a scrivere, più leggere, su un forum, mi è venuto spontaneo assumere come nickname crypta, il nome del posto in cui mi trovo.
Niente di funereo.

E' invece stato solo un caso se, prima sui blog, poi in altri posti, uso il mio vero nome.
O forse non è stato un caso. Il caso è stato arrivare in quei blog, come firmarmi l'ho deciso io.

Tipico post di soli cazzi miei.

giovedì 23 settembre 2010

Rammstein ed Eugenio Montale

Magari i Rammstein con gli Ultravox non hanno in comune nulla.
Ma i due video che seguono, l'uno musicale e l'altro solo parlato, hanno in comune la stessa idea...










Niente altro da aggiungere.

Rammstein-Sonne (traduzione)



Sarà tardi, ma quando contano, mi ricordano i suoni degli Ultravox...



Sì, è tardi, meglio andare a letto e non scrivere cagate.

martedì 7 settembre 2010

Bück Dich -RAMMSTEIN- Piegati



 Interessante l'ossessività del ritmo, la ripetizione del suono metallico dell'intro, un martellamento...Che sia una metafora?

Ich bin enttäuscht, total enttäuscht.

lunedì 30 agosto 2010

Sono disorientato




























Ho guardato sul dizionario d'inglese e, tra i vari sinonimi per tradurre "disorientato", ho trovato "puzzled".
Mi piace. Rende l'idea dell'immagine spezzettata, formata dall'unione di tante tessere, difficili da unire per formare una figura sensata ma che è facilissimo mischiare in modo che il disegno perda intelleggibilità pur non perdendo neppure una sua linea, neanche una sfumatura dei suoi colori.

Mi sento così oggi, e non solo per come mi trovo nel posto da cui ho preso l'immagine sopra, ma anche per come sono nella vita. Puzzled, disorientato. Non a pezzi, ma un disegno mischiato e incomprensibile.

C'è gente che ogni tanto afferma di sapere chi sia. Lo spero per loro. Per quanto mi riguarda non credo che sia una cosa tanto facile da sapere per chiunque. Anche Socrate usò come proprio motto, quasi un'invocazione, la frase incisa sul tempio di Delfi: "Conosci te stesso".

L'immagine sopra mi rappresenta un po'.
Mi capita non di rado di vedere il mondo come attraverso un vetro, lì c'è una grata e l'idea di separazione la dà comunque.
Sono solo, cosa che mi capita spesso in senso proprio, la cerco anche quel genere di solitudine, ma mi accade pure, in senso lato, quando mi trovo in compagnia.
Accade, ci vuole poco, nessuno se ne accorge al momento tranne me stesso e, da una situazione conviviale mi trovo, pur non cambiando posto, in una dimensione solitaria e distante. Vedo quello che succede, ascolto, ma non ci sono. Questo non lo cerco e tantomeno è piacevole.
Quando succede cerco di andarmene.

Forse l'immagine sopra rappresenta bene anche come mi vedono gli altri.
Un po' di muri e una finestra chiusa da una inferriata da cui si può intravedermi.
E' anche un mezzo di difesa per me...O forse sono così...Non è divertente.

29 agosto

 :(

grazie eh...

giovedì 26 agosto 2010

figlio di un server minore

...e c'è pure tanto lag...
 due palle insomma...e non è il server...né il pc.
sloggo.

martedì 24 agosto 2010

inutile...

La cosa che più mi dà da pensare è che, nel cosidetto virtuale, le peggio legnate sui denti le prendo da gente che crede di farmi un favore...
E io invece mi sento trattato come un deficiente.
Ma che cazzo d'impressione do?
Non posso mica entrare in un posto e cominciare cazzo figa figa cazzo...E sembra che se non lo fai ti trattano da seminarista...
Che palle!!!
Ah, il problema è mio, non sono gli altri il problema...Non sempre almeno.
Ma è un problema.

domenica 22 agosto 2010

No, così non va bene

Mi piace sempre meno quella cosa che non si capisce quanto sia strumento di relazione e quanto gioco e che chiamano second life.
La ridegrado a chat, almeno non vedo le squadracce che mi spingono a dare il peggio, perchè quel peggio, in certi casi, è il meglio che si può dare.

Peccato...

lunedì 9 agosto 2010

Non c'è luce in second life



Pensavo, giorni fa, a Diogene che andava in giro anche di giorno con una lanterna per cercare l'uomo.
Poco fa, girando in second life per la galleria di Dresda, ho trovato questo dipinto di Jordaens.
S'intitola una cosa del tipo: "Diogene con una lanterna alla ricerca di un uomo onesto".
Il quadro non mi esalta, troppo pieno di "roba"; ma che bel sorriso ha Diogene!

Sarà che mi fanno ancora male le caviglie dopo un'entrata  a piedi uniti da chi non te l'aspetti, il tutto "virtuale", che lì fa male solo ad alcuni, gli altri si fottano...
Evvabbè...

Ah...per uomo intendo essere umano. Che a me del sesso degli avatar frega qualcosa tra l'infinitesimo e l'infinitesimo e un quarto.

mercoledì 4 agosto 2010

Non ho le idee chiare (Verbale scritto anche un po' male) 3

Ho le idee un cicinin più chiare.
Oggi giornata morta in second life
.
Mi è capitato questa settimana di praticare sesso teorico, che comtempla il solo scritto, anche l'orale è scritto, che è una perversione della lingua, ma trattandosi di sesso, perversione più, perversione meno...

Esperienza interessante. Non credevo possibile che uno scambio di frasi potesse essere eccitante, mi devo ricredere.

A proposito di seghe mentali, devo darmi una regolata, o non vado avanti più. Con alcune persone dovrò chiudere quelle venti o trenta serrande, altrimenti va finire che mi faccio del male, non mi pare il caso di farselo. Dovrò reinserire i filtri a grana fine. Con altri, invece, potrò lasciarmi andare anche più che ora.

Insomma...Devo tirare l'orario per andare a dormire e non ho voglia di leggere, per questo scrivo.
A meno di non farmi un second account in second life e farlo discorrere assieme al primo. Non sarebbe neanche una novità, da quello che vedo e che sento.

Ri-insomma... Il fattore denaro rispunta da tutte le parti, sto cercando un campo per homeless dove dormire nei cartoni, che a me piace distinguermi. E nei cartoni metto la pallina con tutte le malattie veneree possibili.
Oggi qualcuno è più povero e qualc'un altro più ricco. A me piaceva giocare a briscola chiamata, detta anche due, senza soldi, e non eravamo in pochi a farlo.
Questo mi allontana.

Quando dico che vorrei capire dove sono qualcuno s'incazza. Ma io non lo capisco veramente. Forse in questi ultimi tempi un po' di più.
E quello che capisco non sempre mi piace.

L'account non lo cancello perchè ho scoperto poche persone che mi piacciono veramente tanto.
Sono stato più volte tentato di farlo questa settimana.

giovedì 15 luglio 2010

Ci sono delle fotografie...





Ci sono delle fotografie che sono brutte, altre che non dicono niente.
Questa foto, per esempio, non dice nulla. Un treno al di là di un vetro e un parcheggio.
Ma dice qualcosa a me, che l'ho scattata.
Non mi dice qualcosa quello che c'è, ma quello che manca, quello che non c'è più.

Lì, dove ora ci sono i due pali che sostengono il traliccio della linea elettrica, c'era la vecchia stazione di Melzo. Una stazione come ce n'erano tante, tutte simili, in Italia. Una palazzina a due piani con un'entrata modesta. Guardando verso sinistra, dopo un cancello, iniziavano i magazzini con le tegole rosse e le capriate in legno, scuro come quello delle traversine, come se volessero fare pendant con loro.
Lì, dove ora passa un treno, attaccata alla palazzina, c'era la sala a vetri del capostazione, con tutte le leve per comandare gli scambi e, appoggiata al banco delle leve, la paletta bianca e rossa che questo usava per dare il via libera al macchinista del treno e la lanterna, per la notte credo.

Io e mio cugino abbiamo passato un paio d'estati, quando eravamo bambini, nel periodo tra la fine delle elementari e l'inizio delle medie, in quel posto.
Nei pomeriggi d'estate, con la bicicletta andavamo da Gorgonzola a Melzo, forse di nascosto dai genitori, sono pur sempre 6 Km. da casa, in quella stazioncina di paese a veder passare i treni. Treni passeggeri e merci con i vagoni tutti color ruggine, altri carichi delle merci più varie, altri ancora dalla forma strana che ci facevano fantasticare sul loro contenuto. I treni locali che si fermavano e diretti che passavano, veloci e non degnandoci di uno sguardo, muovendo l'aria come se passasse un tornado. Carrozze ristorante con signore e signori vestiti bene, seduti al loro tavolo e lo sguardo perso fuori dal finestrino.
E noi sognavamo l'orient express prima ancora di sapere cosa fosse.

Col passar del tempo, vedendoci sempre là, seduti su una panchina o a passeggiare sui marciapiedi, il capostazione cominciò a trattarci come se fossimo di casa e, tra un treno e l'altro, ci faceva vedere tutte le meraviglie che c'erano nella sala comandi.
Questa leva muove questo e quella quell'altro scambio. accendo il semaforo rosso perché il diretto ha la precedenza sul locale, questo tabellone, diceva indicando una lavagna nera con delle linee bianche e delle lucine, indica dove si trova ora il treno che tra poco passerà...Mi sembrava di essere nella sala comando del mondo intero.

Ai marciapiedi si poteva accedere anche da un passaggio posto sul lato sinistro della stazione, su uno dei quali si trovava un piccolo edificio, quasi un cubo, che ospitava l'edicola. una sola porta d'entrata per l'edicolante e, dalla parte opposta, affacciata ai binari, una vetrata stracolma di pubblicazioni, quasi tutte del genere porno.
Non mi ricordo se conoscessi già allora quella strana parola, che nei primi tempi tentai di spiegarmi come una corruzione di porco, o se le chiamavamo semplicemente giornali con le donne nude. Di sicuro parte del tempo che passavamo là lo dedicavamo ad ammirare quella mostra. No, eravamo ancora in età prepuberale, quello che ci attirava era il V.M. 18, vietato ai minori di diciotto anni. Era, a quei tempi, il solo fascino del proibito, ma anche un po' della mia instancabile curiosità, a farmi girare attorno all'edicola per guardare di sottecchi le copertine di quelle riviste.
La prima rivista di quel genere la trovai, sempre con mio cugino, in un fosso in campagna, più o meno in quel periodo. Mi ricordo ancora il nome anche se del contenuto non conservo ormai nessuna traccia, la coppia.
La sfogliammo e la studiammo per giorni e l'unica cosa che mi torna in mente sono le discussione tra me e mio cugino sul fatto se fossero più importanti le tette o la figa. Io, allora, non avevo dubbi. Le tette senz'altro, perché le bambine la figa già ce l'avevano mentre le tette venivano più tardi, quando sarebbero cresciute.
Guardavamo un po' quella rivista e la nascondevamo nel letto del fosso. La cosa andò avanti per un po' di giorni, finché non venne il tempo d'irrigare i campi e l'acqua se la portò via. Non ne feci una tragedia ma la cosa un po' mi dispiacque.

Ora, lo scorrere del tempo, si è portato via anche la stazione.

giovedì 1 luglio 2010

1 luglio 2010

Questa notte ho spento presto il computer.
Non avevo particolarmente sonno, nonostante questo credo di aver impiegato solo una mezzoretta ad addormentarmi.
Quando mi sono svegliato erano le tre e mezza.
Da lì, tra giri per casa e rotolamenti nel letto, ho visto l'alba.
Ho sonnecchiato un po' di mattina, quando il sole era già alto.

A mezzogiorno ho mangiato poco.

Dopo pranzo, con l'umore sotto i tacchi, ho preso la mountain bike; facevo sempre così quando non stavo bene. Un bel giro in bicicletta, che fino a qualche anno fa voleva dire percorrere almeno 70 Km fino ad arrivare a 150 Km, e il male si palesa del tutto o tutto passa.
Non mi piace non star bene a metà.
Se non sono malato devo star bene.

Vestito al minimo che la decenza impone, un paio di calzoncini da ciclista e sandali, sono partito assieme ai miei pensieri.
Ecchisenefrega delle scottature!

Sono ripassato per Melzo, dentro la cittadina, al ritorno.
Mi sono ritrovato vicino all'edificio dove ho trascorso gli ultimi anni del liceo.
Il mio passato mi perseguita.
Ho voluto ripercorrere le strade che, per centinaia di volte, ho fatto, sia a piedi che in bici, tanto tempo fa.
Le strade tra le due fermate del bus e l'edificio scolastico, quella più vicina e l'altra, più lontana, che utilizzavamo quando c'era da aspettare; una passeggiata per far passare il tempo.

Ho rivisto tutti gli edifici che vedevo allora. Le villette dei primi novecento appartenute a borghesi che volevano darsi un tono, le finte facciate, qualche inferriata floreale. Anche loro hanno subito il passare del tempo e, molte, anche quello del lifting della tinteggiatura: ora sono quasi tutte di un giallo improbabile o di rosso bruciato.
Dove c'erano delle corti ora ci sono condomini, anche loro gialli.
L'edificio in cui frequentavo si è ingrandito e una nuova ala ha occupato lo spazio dove c'era il giardino; ora ospita un ufficio pubblico.
Ho riguardato la finestra da cui guardavo la strada aspettando il suono dell'ultima campanella. Le finestre del seminterrato erano chiuse e non ho potuto vedere cosa era diventata quella cantina che utilizzavamo come palestra.

Ho ripercorso quelle strade che ho percorso centinaia di volte mentre le spalle cominciavano a bruciare.
Qualche vecchio stabilimento non c'è più, rimangono montagne di macerie in attesa di essere smaltite per far posto al prossimo condominio; sarà giallo anche quello.

Non sono riuscito a riprendere sonno stanotte ma non ho riacceso il calcolatore.
Da quando , per due volte di seguito, sono svenuto, l'anno scorso il giorno in cui si passava all'ora legale, vivo costantemente con la sensazione di essere stato derubato. Non so se le due cose siano correlate.
Quello che non sopporto, perché è stupido, è che ho la sensazione di essere stato derubato di quello che avrei potuto esseere, non di quello che avevo.
Basta un niente per farmi cambiare umore.
Mi sento bene e un attimo dopo, basta un carattere su un monitor che non comprendo, mi sento messo da parte.

Sono qui a scrivere dopo che ho fatto la doccia, tiepida. Ho mangiato. Ho la pressione di un ventenne, una casa, gente che mi vuole bene.
Non so chi sono, non so più cosa voglio.
Vengo da una famiglia in cui se hai voluto la bicicletta, pedala.
Ho una sensazione di perdita di quello che non ho mai avuto.

Credo che domani andrò a fotografare le macerie.

venerdì 25 giugno 2010

6 anni fa

Oggi sono 6 anni.
Sono passati 6 anni dalla morte di mia madre.

Era l'una meno dieci di notte quando arrivai a casa.
A quel tempo non avevo il computer e me ne stavo, la sera, a casa di mia sorella a navigare. Non tutti i giorni, ma capitava abbastanza spesso.
Poi, quando si faceva abbastanza tardi e il traffico diminuiva, prima di tornare a casa, facevo un giro in macchina. Andavo piano, senza metà e senza perché. Tiravo quasi mattina certe volte.
Mi capitava spesso di andare in certi gironi infernali dove si vendevano, e credo che si vendano anche oggi, corpi. Un girare senza sosta di macchine. Un cercare l'introvabile. Il mercato dei sogni in un incubo vorticante.
Mi resta di quel periodo una collezione d'immagini sepolta in testa.

Ma quella sera, calda, ero arrivato a un punto in cui sia internet che quel vagare con poco senso avevano perso anche quel poco che davano.
Finita la ricerca sulle puntine per giradischi - volevo rimettere in sesto l'apparecchio che avevo usato per anni - spensi il calcolatore, uscii e salii sulla mia vettura per cominciare il solito giro.
Ma, fatti pochi Km, arrivato alla prima rotonda, alla seconda forse, invece di proseguire come facevo di solito, tornai indietro. Non era noia. Potrei definirlo come l'impressione che tutto sia ormai diventato vano; che non ci sia né medicina né surrogato che possa colmare il vuoto.

Arrivato a casa trovai mio padre che mi aspettava in garage. Mi disse che la mamma non stava bene.
Quando la vidi, dopo aver parcheggiato, camminava, non accusava forti dolori.
Tutto sembrava lasciar pensare ad un malessere passeggero. Ma c'era qualcosa di diverso dal solito che mi mise in allarme. Mio padre aveva scritto il numero della guardia medica e continuava ad insistere per convincerla ad andare al pronto soccorso o almeno lasciarlo telefonare al medico.
Mia madre non voleva saperne.
La feci parlare un po', non sono medico ma qualcosa mi è capitato di leggere, e, tra le varie possibilità pensai all'infarto. Glielo dissi più per spaventarla e convincerla ad andare a farsi visitare, non aveva dolori forti.
Niente da fare.
Si sedette sul divano e crollò.
Quelli furono gli ultimi minuti in cui la vidi viva.

In pochissimo tempo gli controllai il polso. Arresto cardiaco.
Telefonai al 118. Quando mi chiesero di dargli un numero di telefono mi passò per la testa: "Ma che cazzo volete il numero! Mandate subito un ambulanza".
Ma non dissi niente, avevo ben chiaro che non c'era tempo da perdere e scandii le cifre, quasi urlando, come avrebbe potuto farlo un militare ad un suo superiore.
La stesi sul pavimento e cominciai il massaggio cardiaco guardando il vecchio pendolo.
Avevo in mente solo queste parole mentre le praticavo il massaggio: "Danni cerebrali permanenti".
La lancetta scorreva e l'ambulanza arrivò rapidamente.
Mi sostituirono nel massaggio e le applicarono un misuratore di pressione al dito. Segnava 82 la massima e 62 la minima, chiaramente non leggeva nulla.
82: l'anno in cui feci la maturità.
62: l'anno in cui sono nato.
Per me potrebbero essere le mie date di nascita e di morte.
Lo pensai in quel momento.

...

La mattina, dopo la notte insonne, cominciai subito a controllare cosa c'era in casa. Dai soldi al cibo...
Di quello che si occupava mia madre avrei dovuto farlo io, da quel giorno. Non me lo disse nessuno. Mi trovai a farlo, immediatamente.

...

Oltre alle cose pratiche, che si fanno e basta, più o meno bene, certo, mi sono trovato a essere...No, non essere e nemmeno fare...Insomma, non riesco a gestire i miei di sentimenti, se ancora ne ho, quando si tratta di quegli degli altri, seppur vicini, per me è come essere travolto da un'onda di fango.
Ieri, per cause banali credo, lite tra sorella e suo marito.
Telefona a me.
La prima cosa che le dico è che non sono cazzi miei.
Poi mi passa mio nipote che mi dice:" Anch'io non sto troppo bene".
Cazzo!
Io pure quando sto di merda dico di non sentirmi troppo bene.
E mi ricordo le liti tra mia madre e mia nonna che vivevano con me sotto lo stesso tetto, quando ero ancora bambino, come mio nipote ora. E non erano liti tra suocera e nuora ma tra madre e figlia, si portavano dietro anni e anni di incomprensioni di cui io non sapevo assolutamente nulla e che subivo e basta, uno spettatore forzato ad assistere.
Gli dico di star tranquillo, che son cose che succedono, due parole, dette male e senza troppa convinzione per tirarlo un po' su.
Stamattina mia sorella mi dice che mio nipote ha capito che gli voglio bene.
Un po' di tempo fa aveva chiesto a sua madre se gli volessi bene perché non lo dico mai, non sono espansivo a parole. Oggi mi ha detto, il nipote, che l'ha capito dai fatti. E' bastato dire due parole al telefono.

...


Mia madre è morta poco dopo il terzo compleanno di mio nipote.
Le piaceva fare la nonna.
Durante questi tre anni mi capitava di guardarlo e pensare: "Se muoio ora per lui sarò solo un nome e basta. Se mi dovessi ammazzare dovrei farlo in questi tre anni, quelli della prima infanzia, e darei un dolore di meno, poi si comincia a ricordare".
Sì, sono uno di quelli che lo pensa.
Di fatto sono ancora qui a scrivere.
Mi capitava, durante dei giorni particolarmente brutti, di lasciarmi scappare qualche parola di troppo com mia mamma; non riuscivo a trattenerla dentro.
Mai fatto scene, però, qualche volta mi sono lasciato andare a dire quello che non avrei mai dovuto dire a mia madre.
Mio nonno, il padre di mia madre, il suicidio l'ha tentato veramente.
Fu salvato all'ultimo momento, non conosco i dettagli, e ricoverato.
La cura fu l'elettroshock.
Fu un ottimo nonno.
Per me elettroshock è una bella parola, ma solo per me, non m'interessa quale sia la tecnica e le cotroindicazioni.

martedì 22 giugno 2010

La Venere della rotonda

C'è stato un periodo che facevo il commesso in una videoteca.
Questa era locata, ho voglia di scrivere di merda oggi, in un paesino del vero hinterland milanese a 10 Km. da casa mia.
Per recarmici utilizzavo un'autovettura e percorrevo una strada, anche più di una. Più di una strada, non più di un'automobile, sono sempre stato parsimonioso.
Ad una rotonda vedevo spesso una prostituta che, a gusto mio, avrebbe fatto passare la voglia anche al più affamato dei ciechi.
Per dirla tutta, ogni volta che la vedevo, pensavo:
"Cazzo, ma nemmeno se mi paga...".
Per di più, col passare del tempo mi accorsi che sembrava sempre incinta, almeno all'ottavo mese. Presentava, alla rapida osservazione che mi consentiva il traffico, un pancione che era molto simile a quello dei grandi bevitori di birra.
"Ma come cazzo si fa? Ma neanche se mi pagassero molto".

Un giorno, mentre ero rinchiuso in quello sgabuzzino che chiamavano videoteca a 5000 £ all'ora - Il negozio era di una società di 4 persone di cui 2 erano, e formalmente lo sono tutt'ora, miei amici, dunque ero pagato in nero - vidi entrare, nel locale deserto, quella Venere della rotonda.
"Minchia, da vicino è anche peggio"! Pensai, assumendo la mia espressione cortese, formale e senza sigaretta. Che con qualche cm. in più avrei potuto anch'io dire la mia nel mondo del cinema. Clint Eastwood col sigaro ed io con la sigaretta, o senza.
Lei si guardò un poco in giro e scelse un film dell'orrore.
"Ci avrei giurato. Sarà per sentirsi un po' bella che guarda certi film". Pensai mascherato dalla mia inespressività.
Si avvicinò al bancone e cominciai a recitare il rosario del regolamento della videoteca, cosa che facevo con ogni nuovo cliente:
"...Dunque dovrebbe lasciarmi prendere i suoi dati da un suo documento". Finii così la litania mentre prendevo la scheda-cliente da compilare.
"Certo, un attimo e le do la carta d'identità".
"Prego, faccia pure con comodo, tanto non c'è nessuno".
Non c'era mai nessuno a quell'ora ed io ne approfittavo per studiare geometria, avevo il libro sul bancone e lo stavo guardando quando lei mi allungò la sua carta d'identità, che presi senza prestare attenzione.
Mi misi a compilare la scheda in modo automatico.
Cognome: XXX
Nome: Gaetano
GAETANO!?
Mi forzai ad una inespressività pokeristica e, senza alzare gli occhi dal foglio, nemmeno per un momento, continuai a scrivere. I più accorti avrebbero solo notato un breve attimo in cui la mia mano si fermò per poi sussultare millimetricamente.
"Mah...Anche come uomo non è un granché...Ma chi lo può pagare...Ma come cazzo fa a sopravvivere"?

giovedì 17 giugno 2010

Non ho le idee chiare (Verbale scritto anche un po' male) 2

Non posso dire che l'esperienza si sia definitivamente conclusa.
I problemi ci sono.
Di volta in volta non si capisce dove finisca il gioco e cominci la realtà.
Non sono riuscito ad identificarmi in un pupazzetto ma, al contrario, identifico gli altri attraverso quello.
Dunque devo ammetterre di essere identificato attraverso quello, non mi piace.
Interessanti le situazioni limite e gli scenari che si possono creare, quello sì.

Questo ha portato a una richiesta, mia, di chiudere l'accuont in seguito a un problema non serio, per me fastidioso ed inirente solo al gioco, ma che avrebbe solamente portato al cambiamento della marionetta, che considero "sporca" tra virgolette ( e l'ho anche scritto in altri posti tra virgolette, cazzo)!
Ora, senza entrare nei dettagli, ho avuto l'impressione che questo non sia stato letto in questo modo da coloro che mi erano più vicini.
Dunque, non so se cambiare o attendere la riattivazione, richiesta un paio di giorni fa, del vecchio account.

Può, naturalmente, essere vero che sl non faccia per me.

Mi manca, non ovviamente, il "contatto" con alcune persone là conosciute, anche se solo "virtualmente". (oggi è il giorno che le virgolette si buttano)

Non ho, al momento, nessuna speranza che mi si schiarischino le idee.
Vedremo se ci sarà un verbale 3.

Se qualcuno avesse qualcosa da dire passando di qui..

martedì 15 giugno 2010

Rammstein - Pussy


500.000 rock & metal videos on ROCKTUBE and METALHEAD

Esperimento mentale.
Provate ad immaginare i cugini di campagna che girano un video simile.

P.S.
Tanto per giustificare il divieto ai minori di questo blog e perchè sono al momento bloccato in un sito che frequento e ho più tempo per scrivere stronzate.

lunedì 14 giugno 2010

i quasi adatti

e mi sa di esserlo...merda!

lunedì 24 maggio 2010

1968 parte 2 di un tot ( il giorno che ho imparato a leggere )

Sono sul molo di Porto S. Giorgio a fine agosto o inizio settembre, poco dopo l'alba, tra le 6 e le 7.
Capitava che mio padre mi svegliasse presto per andare a vedere i pescherecci che scaricavano il pescato. Poi mi portava al mercato del pesce, forse non  quell'anno, ero troppo giovane per ricordarmelo ora, e mi portava a vedere l'asta per la vendita. Ci facevano entrare perché eravamo turisti. Ai non addetti ai lavori del posto l'entrata era interdetta, non volevano far sapere il prezzo all'ingrosso del pesce. Ma mio padre chiedeva il permesso e, vuoi per l'inflessione dialettale diversa, vuoi perché c'ero io bambino assieme a lui, non ci fu mai negato. Ho l'immagine nitida delle cassette di pesce e di quella specie di orologio con una sola lancetta che segnava il pezzo, che diminuiva col passare del tempo, fino a quando non si fermava perché un'acquirente aveva premuto un pulsante che confermava la vendita al prezzo segnato da quella lancetta. Sembrava, ma è un paragone che mi viene ora, di stare ad una sfilata. In basso la passerella dove passavano casse di triglie, scorfani, orate e tante altre specie a farsi ammirare e, al fianco, una gradinata piena di un pubblico particolare, che oltre a guardare poteva comprare quello che sotto passava.
E comunque, vedere l'alba sul mare, come certi tramonti, è uno spettacolo indimenticabile.

Capitavano anche giorni di pioggia.
Non credo che allora avessi già sviluppato il mio odio verso la spiaggia, ma non mi ricordo giornate di noia, perché piovose, quando ero al mare.
 Ho una fotografia mentale di un momento di uno di quei giorni. Una foto un po' falsa, perché mi vedo anch'io, che sono il fotografo. A meno che non abbia un autoscatto mentale.
E' una giornata nuvolosa, sempre di quella vacanza del 1968, in cui andai al mare solo con mio padre perché mia madre era in attesa di mia sorella, e stiamo passeggiando quando comincia a piovere.
Ci ripariamo sotto la tettoia che ripara la porta d'entrata di una palazzina e, per passare il tempo, mio padre comincia a leggermi ad alta voce qualche pagina del libro che ha con sé.
Io sono appoggiato ad uno stipite di quella porta e mio padre all'altro. Ma in un attimo non sono più là. Vengo trasportato nella foresta amazzonica dove un'anaconda sta per sferrare l'attacco. Ogni tanto mio padre ferma la lettura e mi spiega come è fatto questo serpente gigantesco che può ingoiare in sol boccone un vitello intero.
Io sono rapito.
Che bella cosa deve essere quell'oggetto che mio padre teneva tra le sue mani. Che belle cose contenevano quegli strani segni che disegnavano le sue  pagine.
Le lettere avrei cominciato a conoscerle qualche settimana dopo, ma fu lì che imparai a leggere.

Più avanti nel tempo, verso la fine delle elementari, chiesi a mio padre di procurarmi quel libro. Ormai leggevo rapidamente e non mi ero scordato di quello che avevo sentito quel giorno dell'estate del 1968.
Mio padre andò a prenderlo nella biblioteca della ditta.
Già!
A quei tempi, fra le varie conquiste sindacali, tra cui c'era la doccia negli spogliatoi, e gli operai cominciarono a puzzare di meno, c'era anche, almeno nelle fabbriche più grosse, una biblioteca.
Quando, una sera d'inverno dei primi anni '70, arrivò a casa con quel libro, prima di darmelo mi fece fece un discorsetto. Mi disse che all'inizio di quel racconto c'erano delle cose che non avrei potuto capire bene alla mia età, ma, che si fidava di me e me lo avrebbe dato da leggere integralmente.
Rimasi un po' stupito dal suo discorso, ma avevo in mano quello che desideravo e non diedi troppa importanza alle sue parole, anzi, fui lusingato dal fatto che meritassi la sua fiducia.
La parte della storia che effettivamente non capii troppo, me la ricordo ancora bene, parlava dei pastori di lama che, sperduti sulle Ande solo con il gregge di bestie, sfogavano le loro voglie con questi animali, ammalandosi così gravemente da morire. Per questo il governo peruviano aveva imposto che ogni pastore portasse con sé una donna.
No, non la capii bene.
Era l'ammalarsi che non mi tornava.
Dopotutto una idea, seppur vaga, di come si fanno i bambini, già l'avevo. Che i bambini hanno il pisello e le bambine no, lo sapevo, l'avevo visto. Non provengo da una famiglia così bacchettona da nascondere il fratello dalla sorella, entrambi ancora bambini.
Dunque la meccanica dell'atto non mi era completamente sconosciuta, ma non capivo la parola malattia.
Che c'entra la malattia?
La risolsi in questo modo. Evidentemente era un errore e malattia stava per incidente.
Fatte due misure mentali tra l'altezza media di un uomo e quella di un lama è evidente che il primo, per poter sfogare le sue voglie, debba dotarsi di un rialzo, anche abbastanza alto. Non è altrettanto evidente ma abbastanza intuibile, che un lama non sempre si trovi nella disposizione mentale di accogliere il suo pastore e, allora, può capitare che faccia movimenti scomposti, compromettendo il già precario equilibrio del pastore.
Su un terreno accidentato e pietroso, come quello andino, non credevo fosse difficile cadere e battere la testa, anche tanto forte da rimanere ucciso.
Fu così, che leggendo quel libro, I Fiumi Scendevano A Oriente s'intitola, imparai quale fosse, nella mia mente di fanciullo, il nome  della prima malattia sessualmente trasmessa fra le tante che, in seguito, leggendo enciclopedie o parlando con studenti di medicina, avrei imparato a conoscere.
Il trauma cranico.

Non ho le idee chiare (Verbale scritto anche un po' male)

Che è un eufemismo perchè dovrei dire che non ci sto capendo un cazzo.
Non ho mai voluto usare il computer come mezzo di comunicazione, un po' perchè della maggior parte delle comunicazioni possibili importa sega, un po' perchè ho paura dei risvolti, pratici e, o, emozionali che siano, queste possano creare. 

Invece adesso mi trovo ad usare uno di questi mezzi di comunicazioni, che viene detto virtuale.


E' avvenuto tutto per caso, cominciando dalla fine di lugllio dell'anno scorso.


Una ricerca con google, non mi ricordo per cosa, ma che non aveva nulla a che fare con sesso, puttane o argomenti a questi correlati e mi trovo tra i primi risultati la notizia che esiste un sito dove i clienti danno i voti alle escort.
Trovo questo strano e, curioso come sono, apro il link e all'interno trovo il collegamento a questo sito.
Vado a vedere.
Belle fotografie, non c'è che dire, e ci sono veramente le recensioni degli incontri.
Leggo.
Alcuni divertenti, altri comici, altri ancora verbali degli incontri.
Ebbè...un po' ci penso, se è veramente così come scrivono alcuni è come andare sull'ottovolante al luna park. Anche i prezzi, così, per provare una volta, sono abbastanza abbordabili.
Guardo un po' di schede delle ragazze disponibili e trovo che una di queste ha un blog.
Lo leggo e mi piace. Non tanto per la parte trasgressiva quanto per alcune storie di gente costretta ad emigare dal proprio paese.


Devo fare un inciso.
Ogni tanto viene a trovarmi la bestia. Quando arriva non c'è niente da fare. Io non voglio assumere sostanze psicotropiche e la psicanalisi la potrei tenere solo dalla parte del manico. Come mentirei ad un confessore mentirei anche ad un psicanalista. Il muro che mi sono costruito è talmente tanto spesso e solido che non permetterebbe a nessuno di guardare all'interno. Dovrei avere una fiducia talmente incondizionata per permettere a qualcuno di guardare dentro che sarebbe al limite dell'umanamente possibile. 
Siccome sono come sono diventato, certo partendo dalla mia matrice, ma anche gli eventi della vita scrivono in quella matrice, non mi resta da fare altro che aspettare che la bestia finisca di divertirsi e se ne vada.
Per un po', a volte a  lungo. Ma è sempre tornata.
Quando la bestia si sta divertendo con me ragiono male.
Quello era uno di quei periodi. Mi è stata attaccata per più di 15 giorni e giocava pesante.


Torniamo al blog che sto leggendo, mentre ragiono di merda.
Mai letto un blog prima ma quello mi piace. Non so come dire ma sento il bisogno di stabilire un contatto. Scopro che c'è la funzione commenti.
Lascio un commento che ora, col senno di poi, trovo stupidamente polemico. Sto ragionando male d'altra parte. Mi risponde carinamente.
Penso che potrei andare da lei, anche se devo aspettare. Quando c'è la bestia l'unico desiderio che ho è quello di andare a dormire e magari non risvegliarmi più. Non è bello ma è così.
Per farla breve, poi alla fine non ci sono andato perchè, in momenti in cui ragiono normalmente, mi rendo conto che non è quello che cerco.
Potrei certo andarci, non è una questione morale per me. Se fossi accompagnato sarebbe una questione di rispetto e fiducia verso l'altra persona, ma visto che sono solo, sarebbero solo cazzi miei.
Ma questo è un altro discorso, torniamo al dunque.


Da questo blog ne scopro altri, in alcuni mi fermo. Scopro che c'è un mondo di relazioni che mi era sconosciuto. Oltre a leggere le storie, le opinioni di altre persone, con i commenti si stabiliscono quasi dei dialoghi. Comincio a commentare anch'io dove, tra enormi differenze, trovo un territorio comune. Credo che sia anche bisogno di contatti umani che vadano oltre il buongiorno-buonasera. 
Una crepa nel muro.


Passano i mesi, trovo alcuni blogger e commentatori simpatici. Mi par di capire, ma io ho un'intelligenza sociale prossima allo zero, e questo mi lascia sempre dei dubbi quando incontro persone, sia di persona che attraverso contatti solo scritti, di non essere del tutto rifiutato.


Si comincia a parlare di "virtuale". 
Per me, pur non essendo dentro queste cose, virtuale è un modello matematico che serve a "replicare" qualche evento naturale. Per esempio i francesi che fanno scoppiare le bombe atomiche nell'atollo di Muroroa per acquisire i dati in modo che le prossime bombe "scoppino" solo all'interno dei loro supercomputer attraverso una simulazione virtuale.
La cosa mi lascia indifferente. So che esiste questa second life, ma, un po' quello che ho letto di gente che quasi rinuncia alla vita di tutti  i giorni per quello che credo sia solo un gioco e un po' perchè non mi attrae e basta, mi convince a non guardarla neppure.
Scopro poi, leggendo commenti qua e là che viene usata come chat da persone con cui ho avuto qualche scambio di idee interessanti, comincia ad essere più attrattiva.

Un giorno, mentre leggo un blog, vedo che c'è il tasto di google connect, mi pare, che avevo sottoscitto tempo addietro per non mi ricordo che cosa. Così, 5 minuti liberi e senza nessun perchè, sciaccio il tasto e dopo mesi, addirittuta forse più di un anno, mi loggo a sta cosa. Mi appare una richiesta di amicizia, manco sapevo che esistesse una cosa simile, di una blogger. Dal momento che ero in un altro blog, di un'altra persona che segue il virtuale, lo prendo come un implicito invito. Mi registro a second life, se è una chat con persone interessanti si può fare. Siccome sono diffidente e non voglio la casella di posta intasata di spam mi registro con una ten minute mail.
Accidenti!
C'è un programma da scaricare.
Eh no, figuriamoci se lo fanno per linux, penso, e di sporcare i registri di windows, che non userei del tutto, non se ne parla.

Passa un mese e mi ritrovo, non so perchè ( non so perchè è la storia della mia vita), nel sito second life e mi accorgo che esiste il programma per linux. Con linux non ci sono problemi di registri che si intasano, non ci sono proprio quei registri, e scarico il programma,  tanto se non mi piace lo tolgo in un attimo e l'istalla-disinstalla non farebbe danni.


Guardo un po' in giro. Non mi dice nulla. Quando mi collego, raramente, mi siedo su una panchina, o meglio, faccio sedere l'avatar su una panchina credendo di veder passare di lì uno che conosco, qualche indizio era stato lasciato nei blog e in alcuni profili, lascio due indizi nel mio profilo. Una cosa assolutamente stupida, lo so mentre lo sto facendo, ma non so che altro fare. Ed io faccio fatica a chiedere.


Dopo 2 o 3 settimane mi decido a cercare. Fin troppo semplice, in capo ad una mezzora trovo  tre nomi, due c'erano già dall'inizio della ricerca. Ho la possibilità di contatto. Due rispondono quasi subito.


Problema 1
Adesso sono lì e non so perchè (storia della mia vita, come dicevo), sono spaesato, anche emozionato, reazione inaspettata. 
Problema risolto in una settimana circa.


Problema 2
Odio le cose troppo facili, m'insospettiscono. E' anche vero che la gatta malfidente quello che fa, pensa, ma io sono lì solo per incontrare un po' di gente. Fatto sta che i primi giorni mi comporto, senza volerlo, è un mio automatismo, come un quasi deficiente.
Problema risolto quando capisco che in secon life ci si "può chiudere dentro" e certe precauzioni sono inutili.


Problema 3
Esiste una sola vita, ma uno delle cose meno chiare da capire sono i paletti tra second e real life, che dovrebbero variare da persona a persona. Trovo spiazzante, per me poi che ho anche il telefono sempre spento, leggere nei profili frasi del tipo...Insomma, basta una parola per dire non rompetemi i coglioni o le ovaie che siano. Ma il vedersela scritta, implicitamente o esplicitamente che sia, mi mette  a disagio. Cioè, cazzo, se entro in uno scompartimento di un treno e non mi va di parlare di certe cose  mica indosso una maglietta con scritto non rompetemi le balle su questo o su quello. Se succede che non voglia parlare e c'è un rompiballe cambio scompartimento. 
In second life poi si parla di tutto!
Che bisogno c'è di specificare a priori l'evidente? 
Io lo leggo come un non rompete in generale e aspetto che mi chiamino, tranne rare volte.
Problema irritante e tuttora irrisolto.


Problema 4
Va beh...L'anzianità c'è dappertutto. Ci sono un sacco d'argomenti di cui non capisco di cosa si tratti. Me ne sto schiscio e aspetto, a meno che non mi scazzi prima.
Problema che si risolverà col tempo, se ci sarà tempo.

...

No, quello che ho scritto mi serve anche per tener a bada la bestia, è un po' che è ritornata a girarmi intorno. Se riesco a non farla avvicinare troppo tutto si riduce a qualche ora di malumure.
Quasi una fiera di paese al confronto di quando entra.












sabato 15 maggio 2010

1968 prima parte di un tot

Qui avevo 5 anni, avrei fatto i 6 dopo qualche settimana.
Rido, ride in questa immagine.
Se potessi tornare indietro direi a quel bambino: "Ma che cazzo hai da ridere"?
Non servirebbe a nulla ma più guardo questa foto più mi vien voglia di dirglielo.
Sì, sono io.
Ma non lo sono più.
Sarebbe passato ancora molto tempo prima che mi accorgessi di aver vissuto ai margini della mia vita.
Di averla vista scorrere al mio fianco.

Sono qui a scrivere e guardo quel bambino con in mano un pugno di sabbia. Non sapevo, allora, che non avrei avuto neanche quella. Non sto parlando della materia, delle cose, del denaro. Anche della salute del mio fisico non posso lamentarmi, finora.
Parlo di una cosa che da quando avevo circa vent'anni ho cercato di seppellire; le emozioni.
O dire emozioni è un'altra maniera per nascondersi?
Amore forse?
 Voglio dire amore?
Sì, può essere quello. Non quello delle favole, quello che lega per tutta la vita. Ho sbattuto la porta in faccia anche alla minima possibilità di relazione.

Ho chiuso tutte le porte che potevo chiudere.

giovedì 13 maggio 2010

Parlare al muro

Non ho ancora finito di mettere a posto 'sto blog.
Volevo un posto dove parlare ad un muro.
Parlare al muro, senza paura di non essere capiti.
Parlare ad un muro, parlare da solo, solo per sè.
Come un matto, ma non solo un matto, che parla da solo.

Il fatto è che il tempo è sempre più veloce.
Bello non sapere cosa sia la noia, ma se si potesse fare una giornata di 36 ore...
Cazzo!
Mi alzo e arrivano subito le 2 di notte!

mercoledì 21 aprile 2010

10/08/2009

Il sesso è il cazzo.
Il sesso è la figa.
Il sesso è il cazzo e la figa che s’incontrano.
Il sesso è ogni centimetro di pelle.
Il sesso è il graffio e la carezza.
Il sesso è un grido che sospira.

Il sesso è una tempesta e anche la brezza.
Il sesso è il cielo, l’acqua, la terra.

Il sesso è il peccato e la salvezza.
Il sesso è il demonio in paradiso!

sabato 10 aprile 2010

2004-2010, una certa -piccola? grande?- parte di me

Quando mia mamma morì mia sorella disse subito quelle parole, che poi avrei anche letto in qualche articolo trovato in internet, qualche anno dopo, che trattava della elaborazione del lutto.

Mi disse, sulla rampa del pronto soccorso, dove l'avevano portata.
"Marco, mi sento amputata".

Per me fu diverso.
Per un lungo periodo - un anno, un po' di meno, un po di più, non so - mia madre divenne la morte di mia madre. Mi ricordavo solo del momento della morte. Non avevo allucinazioni, ma fissavo il pavimento nel punto dove l'avevo stesa per farle il massaggio cardiaco. Quando passavo, a volte, facevo un passo come per scavalcarne il corpo.

Fisso il momitor, rileggo e mi accorgo che avrei troppo da scrivere, sono un lento dattilografo e non mi piace lasciare troppi errori. Vanità che impone brevità.

Per non pensare mi reiscrissi ad ingegneria. Fui quasi spinto da mio padre e mia sorella a farlo. Ne feci una questione di soldi e, per una volta nella vita, mi diedi un obiettivo. Il test di ammissione costava 30 Euro, potevo permettermeli, ma se non fossi stato nella prima metà della graduatoria non mi sarei iscritto.
Per ingegneria il test non era vincolante all'iscrizione per il banale fatto che c'erano più posti che aspiranti.
Mi classificai nel pimo 10%, nonostante il basso voto di maturità che pesava per la metà nel calcolo della graduatoria.

...

Scoprii che avrei potuto diventare ingegnere.
Il blocco da esame era sparito. Riuscivo addirittura a parlare ai professori senza particolari emozioni, cosa che, quando era il tempo giusto per farlo, per me era addirittura impensabile.
Feci qualche esame.
Non me ne frega più un cazzo, ora, di diventarlo.

...

Mia sorella, già madre, ebbe due aborti spontanei nell'arco di tre anni. Non c'era più la mamma ad accompagnarla alle visite mediche, andavo io, voleva che fossi io che l'accompagnassi.
Io non ho le parole per consolare una donna che piange.
Stetti zitto.

...

Mio nipote mi ha preso a modello.
Preoccupante. Ma posso capire il perchè. Quando andavo a casa di mia sorella  lo tenevo sulle ginocchia mentre stavo al computer e gli disegnavo i marzianini. Quando, raramente, andavo a prenderlo all'asilo era contentissimo del giro sulla bicicletta che gli facevo fare.
Quando mi chiede qualcosa ha una risposta. Mi sono imposto di fare così. Se non ho risposta lo dico chiaramente. Mi ha chiesto cos'è una vergine e gli ho risposto che è una fanciulla, per i dettagli c'è tempo.
Non aveva ancora compiuto i tre anni quando, un pomeriggio, aprì il cassetto in cui teneva i suoi giochini e mi diede due suoi pezzi plastica. Uno è un regalo e l'altro è un portafortuna, mi disse.
Il regalo più bello che ho ricevuto.

...

10 mesi, circa, fa è nato il secondo nipote.
Gravidanza a rischio.
Quello che seguiva di più mia sorella ero io.
Mi mancano 4 esami e non so se mai li darò.

...

Il secondo nipote quando mi vede allunga le braccia verso di me.
Certe volte, quando è in braccio a sua madre, cerca di venire da me.
Questo non lo capisco.

...

Sono qua e vorrei essere da un'altra parte, ma non so quale parte.
Giorni fa ne ho parlato con mia sorella. Gli ho detto di considerare che potrei anche andare, che si tratta della mia vita e che, in ogni caso, finchè papà è vivo non me ne andrei, non scappo lasciandolo solo.
Si è messa a piangere.
Mi ha ricordato che quando la mamma è morta si era sentita amputata, che io ho sostituito in parte quella mancanza, che mi vede quasi, quasi, come la mamma.




Per tuttto questo non ho conclusioni da trarre. In questo momento non ci riuscirei nemmeno.
Rimpiango molto della mia vita.
Avrei preferito vivere in un ambiente in cui fosse chiara la distinzione tra liubov e liubik, tra l'amore e il divertimento, ma so che molto di quello che non è successo lo devo solo al caso e a me stesso.
Il pane che sto mangiando adesso non è pane altrui e non è gratis, nonostante non abbia un reddito da lavoro.
Lasciando correre l'immaginazione anche nel gioco dell'amore la cosa peggiore che mi potrebbe capitare non sarebbe non farlo mai più ma di cercare, cercare, voler ottenere, una scopata gratis.
E' gratis la parola chiave.
Per me sarebbe un prezzo troppo alto.
Perchè sarebbe comunque un prezzo.
Se deve essere divertimento che lo sia per entrambi, o anche qualcuno in più.
Altrimenti meglio pagare un servizio, se proprio sono disperato.



Oggi è una bella giornata di sole, calda. Avrei fatto meglio a fare un giro in bicicletta piuttosto che scrivere qui.
Ma oggi ho freddo dentro.

martedì 30 marzo 2010

gruz 200 - cargo 200



Non contento di vivere in una regione che, nonostante il record di astensioni, continua a dare la maggioranza assoluta al Formigoni e, soprattutto, a chi lo sostiene, per farmi ancora più male, stasera, ho guardato questo film del 2007.
Lo vedono, alcuni, come una metafora della dissoluzione dell'Uniove Sovietica.
Io posso solo dire che mi ha un po' stomacato. Ma è stato girato con questa intenzione.
Visione interessante.
In rete è facile trovarlo in inglese e in italiano.

Aggiungo un video della canzone "В краю магнолий", significa nella terra delle magnolie, che fa parte della colonna sonora.
La versione mi fa cagare ma il video ha i sottotitoli in inglese.


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