42 è la risposta alla domanda fondamentale della vita per la guida galattica per gli autostoppisti. Da qui si capisce che, prima delle risposte, sono importanti le domande. Uso l'indicativo sono e non il congiuntivo siano perchè esprimo una certezza.
Gli anni '90 sono stati un gran bel periodo per la lettura. I libri si trovavano a prezzi a volte irrisori. Libri di non recente uscita, certo, ma le collane del tipo 100 pagine 100 lire per me sono state quasi come vincere un terno al lotto. Non c'era ancora Internet, o meglio, c'era ma molto più piccola, e non bastava una ricerca per trovare cose come la regola sanitaria salernitana, di cui non ricordo quasi nulla. Anche per dargli solo una sfogliata a queste cose si era dipendenti dalla carta. E mica tutta le biblioteche le avevano. Io poi frequentavo solo quella del mio paesuncolo.
Fu leggendo uno di questi libri, l'autunno del medioevo di Huizinga, che m'imbattei in una citazione di un'opera che non avevo mai sentito. La visione di Piero l'aratore. Non sono uno storico ma alcuni testi medievali li conoscevo, tipo le roman de la rose o i racconti di Canterbury. Di quello non avevo mai sentito parlare.
Da lì a qualche anno, verso la fine degli anni '90, mia sorella comprò un computer.
Anche se era un decennio che non mettevo mano su una tastiera, il più esperto in casa ero io in informatica. Ripresi ad usare il calcolatore con quella cosa in più che si chiama internet.
Non fu tra le prime cose che cercai. Le prime furono canzoni e le previsoni del tempo, ma subito dopo cercai la visione. La trovai, anzi, le trovai quasi subito e ne stampai una versione messa a disposizione da non mi ricordo quale università.
M'imbattei in una lingua, il middle english, di cui capivo pressochè nulla. M'incuriosii ancor di più e per natale dissi a mia sorella che mi sarebbe piaciuto avere quel libro con la traduzione in italliano a fronte. Le ci vollero 2 anni per trovarlo, ma ci riuscì. Il natale di 2 anni dopo, facendomi credere nei mesi precedenti che era quasi una missione impossibile trovarlo, me lo nascose nel tascone di una giacca a vento che mi spacciava come regalo sostitutivo. Sarò pirla ma fui felice quando lo vidi quel libro.
Do well, do bet, do best. Tradotti con fai bene, fai meglio, fai "il meglio". Forse è quello il messaggio principale di quel testo. Ma quello che più è interessante è il racconto, in cui non solo c'è il sogno, ma anche il sogno nel sogno. Questa settimana ho visto 2 film, il 13° piano e inception, e questo già basterebbe per spigarmi perchè sto scrivendo questo, ma ogni volta che sento parlare di virtuale o di sogno io penso alla visione.
A fair feeld ful of folk fond I ther bitwene. Ecco un verso della visione, e nel mezzo un bel prato scorsi pieno di gente, rappresenterebbe il mondo e l'umanità. Per me è second life. Ma sl per me non è sempre fair, anzi...
Esistono 2 forme di solitudine. La prima è quella cercata ed è una benedizione. L'altra è quella che ti colpisce alle spalle, che si insinua tra te e gli altri nei praticelli pieni di gente, ed è una disgrazia.
Questo video mi piace. Rammstein - Ohne dich - Senza te. Anche l'ambientazione montana mi piace, anche se io non sono andato oltre la Grignetta.
Quello che trovo strano è che la prima cura la seconda. E' forse l'unico caso in cui l'omeopatia funziona. Si cerca di stare soli per non trovarsi soli.
E a questo punto si ritorna alla domanda, che ha una domanda come risposta...
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