lunedì 18 ottobre 2010

Porco Rosso


Nell'ultimo numero della rivista Esseelle-Movie Magazine, in un articolo scritto da Ariolauro Auer, viene citato questo film d'animazione del 1992.
Mi era stato consigliato tempo fa da un mio amico e ne avevo visto solo alcuni spezzoni ma, un po' per il tempo a disposizione, un po' perchè ho  preferito fare altre cose, non sono mai riuscito a vederlo completamente.
Non sono qui per fare una recensione di questo film; la trama e chi sia il regista potete trovarli facilmente in rete.
Leggo che il 12 novembre 2010 dovrebbe uscire finalmente nelle sale italiane; forse in una versione doppiata, fino ad ora e stato disponibile solo in giapponese con i sotttitoli in italiano.

E' che il protagonista, il Porco Rosso, si chiama Marco, come me...Bello!
Dicevo, qualche post fa, di come mi sentissi puzzled, disorientato.
Ora mi sta capitando di peggio. Vedo le tessere che vanno a posto e formano disegni insospettati. Vedo coincidenze e serie di coincidenze...
Marco...Porco...I cartoni animati...Second life...
Pazzia?
Poco male...Come dice il Comma 22, chiunque è pazzo può chiedere di essere esentato dalle azioni di guerra, chi chiede di essere esentato dalle azioni di guerra non è pazzo.
I cartoni animati, fare il porco...Già...Porco sì, ma non con tutte.
Forse non mi sta capitando niente di peggio...Mi sta capitando qualcosa.

sabato 2 ottobre 2010

Tentativi, seppur vani, di risposte possibili

42 è la risposta alla domanda fondamentale della vita per la guida galattica per gli autostoppisti. Da qui si capisce che, prima delle risposte, sono importanti le domande. Uso l'indicativo sono e non il congiuntivo siano perchè esprimo una certezza.

Gli anni '90 sono stati un gran bel periodo per la lettura. I libri si trovavano a prezzi a volte irrisori. Libri di non recente uscita, certo, ma le collane del tipo 100 pagine 100 lire per me sono state quasi come vincere un terno al lotto. Non c'era ancora Internet, o meglio, c'era ma molto più piccola, e non bastava una ricerca per trovare cose come la regola sanitaria salernitana, di cui non ricordo quasi nulla. Anche per dargli solo una sfogliata a queste cose si era dipendenti dalla carta. E mica tutta le biblioteche le avevano. Io poi frequentavo solo quella del mio paesuncolo.
Fu leggendo uno di questi libri, l'autunno del medioevo di Huizinga, che m'imbattei in una citazione di un'opera che non avevo mai sentito. La visione di Piero l'aratore. Non sono uno storico ma alcuni testi medievali li conoscevo, tipo le roman de la rose o i racconti di Canterbury. Di quello non avevo mai sentito parlare.

Da lì a qualche anno, verso la fine degli anni '90, mia sorella comprò un computer.
Anche se era un decennio che non mettevo mano su una tastiera, il più esperto in casa ero io in informatica. Ripresi ad usare il calcolatore con quella cosa in più che si chiama internet.

Non fu tra le prime cose che cercai. Le prime furono canzoni e le previsoni del tempo, ma subito dopo cercai la visione. La trovai, anzi, le trovai quasi subito e ne stampai una versione messa a disposizione da non mi ricordo quale università.
M'imbattei in una lingua, il middle english, di cui capivo pressochè nulla. M'incuriosii ancor di più e per natale dissi a mia sorella che mi sarebbe piaciuto avere quel libro con la traduzione in italliano a fronte. Le ci vollero 2 anni per trovarlo, ma ci riuscì. Il natale di 2 anni dopo, facendomi credere nei mesi precedenti che era quasi una missione impossibile trovarlo, me lo nascose nel tascone di una giacca a vento che mi spacciava come regalo sostitutivo. Sarò pirla ma fui felice quando lo vidi quel libro.

Do well, do bet, do best. Tradotti con fai bene, fai meglio, fai "il meglio". Forse è quello il messaggio principale di quel testo. Ma quello che più è interessante è il racconto, in cui non solo c'è il sogno, ma anche il sogno nel sogno. Questa settimana ho visto 2 film, il 13° piano e inception, e questo già basterebbe per spigarmi perchè sto scrivendo questo, ma ogni volta che sento parlare di virtuale o di sogno io penso alla visione.

A fair feeld ful of folk fond I ther bitwene. Ecco un verso della visione, e nel mezzo un bel prato scorsi pieno di gente, rappresenterebbe il mondo e l'umanità. Per me è second life. Ma sl per me non è sempre fair, anzi...

Esistono 2 forme di solitudine. La prima è quella cercata ed è una benedizione. L'altra è quella che ti colpisce alle spalle, che si insinua tra te e gli altri nei praticelli pieni di gente, ed è una disgrazia.

Questo video mi piace. Rammstein - Ohne dich - Senza te. Anche l'ambientazione montana mi piace, anche se io non sono andato oltre la Grignetta.






Quello che trovo strano è che la prima cura la seconda. E' forse l'unico caso in cui l'omeopatia funziona. Si cerca di stare soli per non trovarsi soli.

E a questo punto si ritorna alla domanda, che ha una domanda come risposta...

mercoledì 29 settembre 2010

Le grandi domande della vita

Ma che cazzo è?



lunedì 27 settembre 2010

crypta

E' da quando c'è che la chiamo così.
Per farsi un'idea l'immagine panoramica sotto il titolo del blog è una foto della crypta.
Di fatto è una parte della cantina di casa mia, in pratica ci abito.
Ci dormo anche, più fresca d'estate e d'inverno posso lasciare la finestra aperta, non spalancata.
Ha un calorifero sovradimensionato e quando accendo, la mattina, il riscaldamento, non impiega molto a ritornare a temperature accettabili.
Fumo anche, lasciare la finestra aperta è quasi una necessità, oltre che, per me, una comodità.
Mi piace dormire al freddo sentendo il peso delle coperte.
Quando è stato costruita stavo finendo il liceo, primi anni '80, e mi ricordo che pensai:"Toh, un posto tutto per me solo ora che mi manca l'università, tra 5 o 6 anni non servirà più".
Di solito studiavo in cucina, oppure, se non dovevo scrivere, al cesso.
Studiavo poco del resto...
Sono ancora lì, anzi, qui.

Quando ho cominciato a scrivere, più leggere, su un forum, mi è venuto spontaneo assumere come nickname crypta, il nome del posto in cui mi trovo.
Niente di funereo.

E' invece stato solo un caso se, prima sui blog, poi in altri posti, uso il mio vero nome.
O forse non è stato un caso. Il caso è stato arrivare in quei blog, come firmarmi l'ho deciso io.

Tipico post di soli cazzi miei.

giovedì 23 settembre 2010

Rammstein ed Eugenio Montale

Magari i Rammstein con gli Ultravox non hanno in comune nulla.
Ma i due video che seguono, l'uno musicale e l'altro solo parlato, hanno in comune la stessa idea...










Niente altro da aggiungere.

Rammstein-Sonne (traduzione)



Sarà tardi, ma quando contano, mi ricordano i suoni degli Ultravox...



Sì, è tardi, meglio andare a letto e non scrivere cagate.

martedì 7 settembre 2010

Bück Dich -RAMMSTEIN- Piegati



 Interessante l'ossessività del ritmo, la ripetizione del suono metallico dell'intro, un martellamento...Che sia una metafora?

Ich bin enttäuscht, total enttäuscht.