giovedì 1 luglio 2010

1 luglio 2010

Questa notte ho spento presto il computer.
Non avevo particolarmente sonno, nonostante questo credo di aver impiegato solo una mezzoretta ad addormentarmi.
Quando mi sono svegliato erano le tre e mezza.
Da lì, tra giri per casa e rotolamenti nel letto, ho visto l'alba.
Ho sonnecchiato un po' di mattina, quando il sole era già alto.

A mezzogiorno ho mangiato poco.

Dopo pranzo, con l'umore sotto i tacchi, ho preso la mountain bike; facevo sempre così quando non stavo bene. Un bel giro in bicicletta, che fino a qualche anno fa voleva dire percorrere almeno 70 Km fino ad arrivare a 150 Km, e il male si palesa del tutto o tutto passa.
Non mi piace non star bene a metà.
Se non sono malato devo star bene.

Vestito al minimo che la decenza impone, un paio di calzoncini da ciclista e sandali, sono partito assieme ai miei pensieri.
Ecchisenefrega delle scottature!

Sono ripassato per Melzo, dentro la cittadina, al ritorno.
Mi sono ritrovato vicino all'edificio dove ho trascorso gli ultimi anni del liceo.
Il mio passato mi perseguita.
Ho voluto ripercorrere le strade che, per centinaia di volte, ho fatto, sia a piedi che in bici, tanto tempo fa.
Le strade tra le due fermate del bus e l'edificio scolastico, quella più vicina e l'altra, più lontana, che utilizzavamo quando c'era da aspettare; una passeggiata per far passare il tempo.

Ho rivisto tutti gli edifici che vedevo allora. Le villette dei primi novecento appartenute a borghesi che volevano darsi un tono, le finte facciate, qualche inferriata floreale. Anche loro hanno subito il passare del tempo e, molte, anche quello del lifting della tinteggiatura: ora sono quasi tutte di un giallo improbabile o di rosso bruciato.
Dove c'erano delle corti ora ci sono condomini, anche loro gialli.
L'edificio in cui frequentavo si è ingrandito e una nuova ala ha occupato lo spazio dove c'era il giardino; ora ospita un ufficio pubblico.
Ho riguardato la finestra da cui guardavo la strada aspettando il suono dell'ultima campanella. Le finestre del seminterrato erano chiuse e non ho potuto vedere cosa era diventata quella cantina che utilizzavamo come palestra.

Ho ripercorso quelle strade che ho percorso centinaia di volte mentre le spalle cominciavano a bruciare.
Qualche vecchio stabilimento non c'è più, rimangono montagne di macerie in attesa di essere smaltite per far posto al prossimo condominio; sarà giallo anche quello.

Non sono riuscito a riprendere sonno stanotte ma non ho riacceso il calcolatore.
Da quando , per due volte di seguito, sono svenuto, l'anno scorso il giorno in cui si passava all'ora legale, vivo costantemente con la sensazione di essere stato derubato. Non so se le due cose siano correlate.
Quello che non sopporto, perché è stupido, è che ho la sensazione di essere stato derubato di quello che avrei potuto esseere, non di quello che avevo.
Basta un niente per farmi cambiare umore.
Mi sento bene e un attimo dopo, basta un carattere su un monitor che non comprendo, mi sento messo da parte.

Sono qui a scrivere dopo che ho fatto la doccia, tiepida. Ho mangiato. Ho la pressione di un ventenne, una casa, gente che mi vuole bene.
Non so chi sono, non so più cosa voglio.
Vengo da una famiglia in cui se hai voluto la bicicletta, pedala.
Ho una sensazione di perdita di quello che non ho mai avuto.

Credo che domani andrò a fotografare le macerie.

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