martedì 12 aprile 2011

Piccolo dialogo con la propria morte

Buonasera.

Buonasera, sarà l'ultima sera per lei questa.

Come prego?
Ma lei chi è?

Sono la sua morte e sono venuta a prenderla.

Prendere cosa?

A prenderti.

Ci siamo appena conosciuti e già ci diamo del tu?

A prenderti lei.

A prenderti lei...Ma come parla!?


Sono appasionata di cinema e, dopo le palle che mi son fatta a giocare a scacchi per Bergman, mi sono vista decine di volte tutti i Fantozzi.

Non fa ridere.

Perchè mai la morte dovrebbe far ridere?

Effettivamente lei è un po' pallosa. Variano i modi, quello sì. Ma il finale è sempre quello ed è già scritto.

Ne vorrebbe uno diverso?

Mah...Tanto per cambiare non sarebbe male, per una volta, trovare qualcosa di diverso. Lo dico anche per lei. Dare una ritoccata al personaggio magari riaccenderebbe l'interesse.


Ma io sono interessante. 

Interessante?
Ma come, non lo sa?
Solo gli sfigati parlano di lei, quelli che dalla vita non si aspettano più nulla e vanno in giro a rompere con le loro paturnie a quelli che invece sono così pieni di vita da provare interesse per ogni aspetto delle umane avventure, quelli che la vivono intensamente ben consci di essere i soli padroni del loro destino.
Interessante dice...
Ma che interesse ci può essere in un evento certo?


Evento certo di cui non si conosce il momento, né il modo né il luogo...


Brava...E con me neanche quell'interesse ha lasciato. Accade stasera, qui. Per il modo che facciamo? Colpetto di falce?

Oh! Ma ho trovato uno spiritoso!
Non sa che sollievo, di solito mi vedo circondata da facce tristi, lei sembra contento.

Non esageriamo... Contento!!!
Se fossi contento non mi mostrerei contento davanti alla mia ineluttabile fine.

Ma non è nemmeno triste?

Perchè dovrei esserlo?

Perchè sono la sua morte e stasera sono venuta a prenderla.

L'ha già detto. Si rende conto ora di essere veramente noiosa?

E lei si rende conto che sta parlando di morte con la morte. Se, come lei ha detto prima, di morte parlano solo gli sfigati, lei è uno sfigato al quadrato.

Grazie, amo abbondare con le  mie qualità.
Dunque, che aspetta?
Mi porti con sè e lasci questa vita, depurata dalla mia triste presenza, a quelli che ne apprezzano ogni sfumatura. Mi uccida e lasci a loro e ai loro giochi tutto lo spazio e il tempo senza che ci siano quelli come me a rovinargli la digestione.
Mi prenda, suvvia, tanto non se ne accorgerà nessuno.

Che si aspetta? Che mi metta a consolarla e le dica che nessuna vita è inutile e altre amenità del genere? No, non è il mio mestiere. Io sono solo la morte, mica un'intellettuale pagato per fottere la gente. Arrivo, faccio quello che devo fare, come lo devo fare e me ne vado.

Lo faccia allora!

Oh!
Cos'è questo tono imperativo?
Mica è il mio padrone lei!

E allora sei qui a fare?!

Mi dai del tu adesso?!
Ma vaffanculo!!!
 

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